Reinventare il giorno del Signore
di Philippe Clanché
Il tema “assemblee domenicali” figurava all'ordine del giorno dei vescovi francesi riuniti a Lourdes dal 4 al 9 novembre per il loro incontro annuale. Si trattava di vedere “come santificare oggi la domenica, giorno del Signore”, spiegava, prima dell'appuntamento pirenaico, il vescovo di Valenza Jean-Christophe Lagleize, che ha presieduto la commissione preparatoria. Per i nostri vescovi, l'equazione è semplice: assemblea domenicale uguale celebrazione eucaristica. (...) Può stupire l'assenza di proposte alternative per celebrare questo giorno particolare, sia nella società che per i credenti. Autore di un'opera importante sull'argomento, Le dimanche en déroute, padre François Wernert è stato consultato dalla commissione preparatoria. “La domenica vissuta e proposta attualmente dalla Chiesa cattolica è ormai molto fragile, spiega. E questa situazione non è imputabile unicamente alla secolarizzazione”. Per il ricercatore in teologia pratica e teologia pastorale alla Facoltà di teologia cattolica di Strasburgo, la Chiesa francese ha perso due occasioni per ripensare in modo diverso l'appuntamento del Giorno del Signore. “Nel 1990, riuniti a Lourdes, i vescovi non hanno valutato correttamente la pratica delle Assemblee domenicali in assenza di preti (Adap), molto diffuse tra il 1970 e il 1990. Hanno subìto la pressione di un documento romano del 1998 (Direttorio) che inquadrava le Adap senza incoraggiarle. L'episcopato francese avrebbe potuto mantenere la sua linea.” Risultato: la soluzione “solo eucarestia” è diventata la regola, con un modello dominante rafforzato dalla ristrutturazione delle parrocchie. In effetti, ogni domenica, viene assicurata una messa ad orario fisso nella chiesa del paese più importante, e nei paesi vicini si fa quello che si può. “I vescovi hanno pensato che tutti si sarebbero spostati per questa messa centrale, dice François Wernert. Hanno sottovalutato le resistenze della maggioranza, e le difficoltà per le persone anziane e i bambini. Le piccole entità si sono ritrovate più fragili”. Il teologo preconizza di rivedere quella scelta. “Bisogna evitare la dialettica tra la soluzione 'solo eucarestia” e il niente. Questa cosa non ha futuro. Ritroviamo l'importanza dell'assemblea cristiana di prossimità ecclesiale. Proponendo solo l'eucarestia, si escludono altre forme di assemblea. Parlando di incontri di prossimità ovunque, la proposta diventa inclusiva e richiama l'eucarestia nel giorno in cui è possibile”. E ricorda che nelle Chiese dell'Africa e dell'America latina, dove i preti sono pochi, i fedeli si riuniscono comunque alla domenica. Un altro consiglio offerto dal teologo alsaziano: immaginare la domenica con altri gruppi. “Ovunque, nella società, questo giorno è associato a valori positivi: attività, vita associativa, attenzione agli altri. La Chiesa cattolica oggi deve dialogare e trovare una relazione di reciprocità con la società per vivere la domenica”. E quindi tentare la riconciliazione tra gli ex rivali della piazza del paese, oggi altrettanto spenti: il bar e la chiesa. Staremo a vedere se i nostri vescovi, che non hanno manifestato un rifiuto nei confronti della diagnosi di padre Wernert, accetteranno di far evolvere la loro visione del Giorno del Signore. Con il confratello padre Marcel Metzger, François Wernert ha appena pubblicato una guida pratica intitolata Célébrations dominicales de la Parole. Recueil de l'Assemblée (ed. du Signe). Nella prefazione, l'arcivescovo di Strasburgo Jean-Pierre Grallet, scrive: “Molti motivi ci incitano a combinare l'invito a riunirci tutti insieme
di Philippe Clanché
Il tema “assemblee domenicali” figurava all'ordine del giorno dei vescovi francesi riuniti a Lourdes dal 4 al 9 novembre per il loro incontro annuale. Si trattava di vedere “come santificare oggi la domenica, giorno del Signore”, spiegava, prima dell'appuntamento pirenaico, il vescovo di Valenza Jean-Christophe Lagleize, che ha presieduto la commissione preparatoria. Per i nostri vescovi, l'equazione è semplice: assemblea domenicale uguale celebrazione eucaristica. (...) Può stupire l'assenza di proposte alternative per celebrare questo giorno particolare, sia nella società che per i credenti. Autore di un'opera importante sull'argomento, Le dimanche en déroute, padre François Wernert è stato consultato dalla commissione preparatoria. “La domenica vissuta e proposta attualmente dalla Chiesa cattolica è ormai molto fragile, spiega. E questa situazione non è imputabile unicamente alla secolarizzazione”. Per il ricercatore in teologia pratica e teologia pastorale alla Facoltà di teologia cattolica di Strasburgo, la Chiesa francese ha perso due occasioni per ripensare in modo diverso l'appuntamento del Giorno del Signore. “Nel 1990, riuniti a Lourdes, i vescovi non hanno valutato correttamente la pratica delle Assemblee domenicali in assenza di preti (Adap), molto diffuse tra il 1970 e il 1990. Hanno subìto la pressione di un documento romano del 1998 (Direttorio) che inquadrava le Adap senza incoraggiarle. L'episcopato francese avrebbe potuto mantenere la sua linea.” Risultato: la soluzione “solo eucarestia” è diventata la regola, con un modello dominante rafforzato dalla ristrutturazione delle parrocchie. In effetti, ogni domenica, viene assicurata una messa ad orario fisso nella chiesa del paese più importante, e nei paesi vicini si fa quello che si può. “I vescovi hanno pensato che tutti si sarebbero spostati per questa messa centrale, dice François Wernert. Hanno sottovalutato le resistenze della maggioranza, e le difficoltà per le persone anziane e i bambini. Le piccole entità si sono ritrovate più fragili”. Il teologo preconizza di rivedere quella scelta. “Bisogna evitare la dialettica tra la soluzione 'solo eucarestia” e il niente. Questa cosa non ha futuro. Ritroviamo l'importanza dell'assemblea cristiana di prossimità ecclesiale. Proponendo solo l'eucarestia, si escludono altre forme di assemblea. Parlando di incontri di prossimità ovunque, la proposta diventa inclusiva e richiama l'eucarestia nel giorno in cui è possibile”. E ricorda che nelle Chiese dell'Africa e dell'America latina, dove i preti sono pochi, i fedeli si riuniscono comunque alla domenica. Un altro consiglio offerto dal teologo alsaziano: immaginare la domenica con altri gruppi. “Ovunque, nella società, questo giorno è associato a valori positivi: attività, vita associativa, attenzione agli altri. La Chiesa cattolica oggi deve dialogare e trovare una relazione di reciprocità con la società per vivere la domenica”. E quindi tentare la riconciliazione tra gli ex rivali della piazza del paese, oggi altrettanto spenti: il bar e la chiesa. Staremo a vedere se i nostri vescovi, che non hanno manifestato un rifiuto nei confronti della diagnosi di padre Wernert, accetteranno di far evolvere la loro visione del Giorno del Signore. Con il confratello padre Marcel Metzger, François Wernert ha appena pubblicato una guida pratica intitolata Célébrations dominicales de la Parole. Recueil de l'Assemblée (ed. du Signe). Nella prefazione, l'arcivescovo di Strasburgo Jean-Pierre Grallet, scrive: “Molti motivi ci incitano a combinare l'invito a riunirci tutti insieme