“Bisogna eliminare l'espressione 'minoranza'”
Intervista a Sua Beatitudine Grégoire III Laham, patriarca di Antiochia dei greco-melkiti, arcivescovo di Damasco,
a cura di Frédéric Mounier e Olivier Bonnel
Il governo israeliano ha intenzione di chiedere ai suoi futuri cittadini un giuramento di fedeltà allo “Stato ebraico e democratico di Israele”. Che cosa ne pensa?
Gli Israeliani si ritengono in dovere, per la loro fede, di proclamare Israele Terra promessa. Ma, a causa del loro nazionalismo, vedono in Israele anche la loro patria. Noi dobbiamo aiutarli, nell'amicizia, a cambiare questo punto di vista. Gli ebrei, che vogliono essere un esempio di democrazia nel mondo arabo, senza distinzione di razza e di religione, diventerebbero una nazione religiosa? Sarebbe assolutamente un suicidio per Israele. Io dico loro: “Amici, non fate questo!”. I cristiani hanno lì un ruolo importante da svolgere. Noi riconosciamo il diritto all'esistenza di Israele, alla sua sicurezza, e allo stesso tempo, riconosciamo il diritto all'esistenza per i Palestinesi.
Per lei, i cristiani d'Oriente non sono, nel vero senso del termine, una minoranza?
Questo Sinodo vuole dirci: “Non abbiate paura!”. Per eliminare la paura, bisogna eliminare l'espressione “minoranza”. Perché una minoranza è un gruppo che viene dall'esterno e che si stabilisce in una nazione. Non è il nostro caso. Noi siamo cittadini a pieno diritto.
Qual è la vostra situazione in Siria?
La Siria è un esempio di paese “laico credente”, che rispetta la fede cristiana e la fede musulmana. Dal 27 settembre scorso, noi disponiamo di uno statuto personale: le religioni non cristiane, tra cui gli ebrei, e i cristiani possono governarsi secondo le proprie leggi religiose per quanto riguarda la famiglia, il matrimonio, l'eredità, ecc. In Siria, abbiamo la libertà di culto. Tuttavia, la libertà di coscienza non è garantita. Del resto, noi godiamo di un regime favorevole: né le moschee né le chiese pagano elettricità e acqua. Nei quadri dei piani di urbanizzazione, il governo dà dei terreni per la costruzione delle moschee e delle chiese. Con i protestanti e gli ortodossi abbiamo potuto realizzare un catechismo comune, stampato a spese dello Stato, e distribuito dal ministero dell'istruzione.
E per la libertà di conversione?
La conversione non è proibita, ma chi si converte non può essere registrato come cristiano. Stiamo lavorando a questo problema. Per passare alla libertà di coscienza nel mondo musulmano occorre molta pazienza. Dobbiamo essere parte del mondo arabo e lavorare insieme per il suo avvenire. E non come cristiani opposti ai musulmani.
I cristiani avrebbero un ruolo particolare da svolgere?
Un ruolo unico! Nessuno può svolgerlo al loro posto. Dato che siamo sul posto, siamo il vero luogo dove queste idee maturano. Il Sinodo deve davvero valorizzare questa cosa. Una vera rivoluzione aspetta il mondo arabo. Esiste un'élite istruita, è in corso una maturazione. Lo si percepisce nei libri, nei media.
Ci vuole un Vaticano II per le Chiese d'Oriente?
Mi piacerebbe proporre lo svolgimento di un “sinodo centrale”, con i protestanti e gli ortodossi, da tenersi in Medio Oriente. Sarebbe il nostro Vaticano II. Potrebbe essere un frutto di questo sinodo.
Intervista a Sua Beatitudine Grégoire III Laham, patriarca di Antiochia dei greco-melkiti, arcivescovo di Damasco,
a cura di Frédéric Mounier e Olivier Bonnel
Il governo israeliano ha intenzione di chiedere ai suoi futuri cittadini un giuramento di fedeltà allo “Stato ebraico e democratico di Israele”. Che cosa ne pensa?
Gli Israeliani si ritengono in dovere, per la loro fede, di proclamare Israele Terra promessa. Ma, a causa del loro nazionalismo, vedono in Israele anche la loro patria. Noi dobbiamo aiutarli, nell'amicizia, a cambiare questo punto di vista. Gli ebrei, che vogliono essere un esempio di democrazia nel mondo arabo, senza distinzione di razza e di religione, diventerebbero una nazione religiosa? Sarebbe assolutamente un suicidio per Israele. Io dico loro: “Amici, non fate questo!”. I cristiani hanno lì un ruolo importante da svolgere. Noi riconosciamo il diritto all'esistenza di Israele, alla sua sicurezza, e allo stesso tempo, riconosciamo il diritto all'esistenza per i Palestinesi.
Per lei, i cristiani d'Oriente non sono, nel vero senso del termine, una minoranza?
Questo Sinodo vuole dirci: “Non abbiate paura!”. Per eliminare la paura, bisogna eliminare l'espressione “minoranza”. Perché una minoranza è un gruppo che viene dall'esterno e che si stabilisce in una nazione. Non è il nostro caso. Noi siamo cittadini a pieno diritto.
Qual è la vostra situazione in Siria?
La Siria è un esempio di paese “laico credente”, che rispetta la fede cristiana e la fede musulmana. Dal 27 settembre scorso, noi disponiamo di uno statuto personale: le religioni non cristiane, tra cui gli ebrei, e i cristiani possono governarsi secondo le proprie leggi religiose per quanto riguarda la famiglia, il matrimonio, l'eredità, ecc. In Siria, abbiamo la libertà di culto. Tuttavia, la libertà di coscienza non è garantita. Del resto, noi godiamo di un regime favorevole: né le moschee né le chiese pagano elettricità e acqua. Nei quadri dei piani di urbanizzazione, il governo dà dei terreni per la costruzione delle moschee e delle chiese. Con i protestanti e gli ortodossi abbiamo potuto realizzare un catechismo comune, stampato a spese dello Stato, e distribuito dal ministero dell'istruzione.
E per la libertà di conversione?
La conversione non è proibita, ma chi si converte non può essere registrato come cristiano. Stiamo lavorando a questo problema. Per passare alla libertà di coscienza nel mondo musulmano occorre molta pazienza. Dobbiamo essere parte del mondo arabo e lavorare insieme per il suo avvenire. E non come cristiani opposti ai musulmani.
I cristiani avrebbero un ruolo particolare da svolgere?
Un ruolo unico! Nessuno può svolgerlo al loro posto. Dato che siamo sul posto, siamo il vero luogo dove queste idee maturano. Il Sinodo deve davvero valorizzare questa cosa. Una vera rivoluzione aspetta il mondo arabo. Esiste un'élite istruita, è in corso una maturazione. Lo si percepisce nei libri, nei media.
Ci vuole un Vaticano II per le Chiese d'Oriente?
Mi piacerebbe proporre lo svolgimento di un “sinodo centrale”, con i protestanti e gli ortodossi, da tenersi in Medio Oriente. Sarebbe il nostro Vaticano II. Potrebbe essere un frutto di questo sinodo.
in “La Croix” del 13 ottobre 2010 (traduzione: www.finesettimana.org)