È l'assemblea che celebra!

di Alain Weidert, laico battezzato di Chalvron, presso Vézelay

Chi celebra? Il prete, diranno molti cattolici! L'assemblea, risponde il (molto ufficiale) Catechismo della Chiesa cattolica (CCC) sulla scia del Concilio Vaticano II. Affermazione cristologica capitale che la stragrande maggioranza dei battezzati ignora o di cui non è ancora intimamente convinta. Nel migliore dei casi, certi parleranno di “partecipazione consapevole, attiva e fruttuosa”, per riprendere i termini della costituzione conciliare sulla liturgia (Sacrosanctum Concilium, n. 14). Essere attori e non più spettatori (dire la messa per gli uni, assistervi o seguirla per gli altri), è una tappa superata. D'ora in poi si tratta di celebrare tutti insieme l'Eucarestia e non di essere semplicemente “membri” di un'istituzione che la celebra. Secondo il Catechismo della Chiesa cattolica, “la Chiesa agisce nei sacramenti come 'comunità sacerdotale', 'organicamente strutturata': mediante il battesimo e la confermazione, il popolo sacerdotale è reso idoneo a celebrare la liturgia” (n. 1119). Questo è il carattere normativo di ogni messa. Ogni attività dei laici, in virtù della loro consacrazione a Cristo e dell'unzione dello Spirito Santo... “tutto ciò diventa 'offerta spirituale, gradita a Dio per mezzo di Gesù Cristo (Rm 12,1); e nella celebrazione eucaristica, queste offerte si uniscono all'oblazione del Corpo del Signore per essere offerte piissimamente al Padre. Così anche i laici, operando santamente dappertutto come adoratori, consacrano a Dio il mondo stesso”, si legge nel CCC (n. 901) che cita la costituzione sulla Chiesa (Lumen Gentium, n.34). Se Gesù Cristo è l'attore primo dell'Eucarestia, “l'unico Liturgo” (CCC, n. 1070), “è tutta la Comunità, il Corpo di Cristo unito al suo Capo (Cristo), che celebra. Le azioni liturgiche... appartengono all'intero Corpo della Chiesa, lo manifestano...” (n.1140). “L'assemblea che celebra è la comunità dei battezzati i quali, 'per la rigenerazione e l'unzione dello Spirito Santo, vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo, e poter così offrire, in un sacrificio spirituale tutte le attività umane del cristiano'. Questo 'sacerdozio comune' è quello di Cristo, unico Sacerdote, partecipato da tutte le sue membra.” (n. 1141). “In questo modo, nella celebrazione dei sacramenti, è tutta l'assemblea che è 'liturga'” (n.1144). “In una celebrazione liturgica, tutta l'assemblea è 'liturga', ciascuno secondo la propria funzione” (n. 1188). Tutti sacerdoti mentre per golosità noi flirtiamo ancora (!) con le parole e la pratica sacrificale di un do ut des pagano. Contaminazione ingannevole instillata dalle affermazioni di officianti sacrificatori che si nascondono dietro al latino, avvocati di un clero intercessore, conciliatore del culto che distribuirebbe Dio all'uomo. Con Gesù ogni sacrificio è definitivamente sovvertito, i suoi pontefici sacri destituiti. “È tutta la Chiesa, corpo di Cristo, che prega e che si offre...” (n. 1553) ma non senza che una presidenza esprima “il legame sacramentale... a ciò che ha detto e fatto Cristo” (n. 1120). “Legame”, parola essenziale che non determina affatto qui un potere di plenipotenziari patentati tra cielo e terra. “Il sacerdozio battesimale è quello di tutto il Corpo di Cristo. Tuttavia alcuni fedeli sono ordinati mediante il sacramento dell'Ordine per rappresentare Cristo come Capo del Corpo” (n. 1188). “...è soprattutto nel presiedere l'Eucarestia che si manifesta il ministero del vescovo...” (n. 1142). “Proprio in quanto lo rappresenta (Cristo), il Vescovo o il prete (agendo 'in persona Christi capitis') presiede l'assemblea...” (n. 1348). Si parla qui della testa del corpo (capitis) che presiede perché è il corpo di Cristo che celebra, in persona Christi (espressione del resto inesistente nel CCC e nel corpus conciliare per designare il prete da solo). Allora non c'è più un altro Cristo? Il CCC dice che il Padre, mediante il battesimo, “ci incorpora al Corpo del suo Cristo, e, (che) per mezzo dell'Unzione del suo Spirito che scende dal Capo nelle membra, fa di noi dei 'cristi'” (n. 2782). Sì, “dei cristi” e questo riguarda ogni battezzato. Il testo prosegue: “Ormai divenuti partecipi di Cristo, siete naturalmente chiamati 'cristi'.” “La liturgia è azione di 'Cristo tutto intero' ('Christus totus')” (n. 1136). Spieghiamo senza stancarci perché bandiamo un termine e perché soprattutto ne promuoviamo un altro. Via le parole erronee, gli abusi e le deviazioni di riti che di nuovo rischierebbero di sottomettere la nostra dimora battesimale e di farne un luogo di brigantaggio sacrificale, di riparazione espiatrice, di soddisfazione propiziatoria. Come un fiume deviato dal suo corso ritrova il suo letto, il popolo dei battezzati e delle battezzate torna dall'esilio, ritrova la sua eredità. Il Vaticano II segna la fine di una cattività in cui le capacità cristologali degli eredi di Cristo curiosamente erano state cancellate dalla memoria viva della Chiesa. Ritorno alla normalità!


in “La Croix” del 2 ottobre 2010 (traduzione: www.finesettimana.org)