Una bomba a orologeria, chi prende Cassano se lo ricordi

di Marco Ansaldo

A 28 anni Antonio Cassano non ha ancora imparato a stare al mondo, ma non è una novità. Ciò che interessa è capire se il mondo imparerà finalmente a stare con Cassano senza perdonargli qualsiasi comportamento in nome della sopravvalutata genialità.

Primo segnale: la durezza di Garrone nel chiedere la rescissione del contratto al collegio arbitrale della Lega è la reazione più definitiva che il barese abbia dovuto affrontare dopo una sua mancanza, forse perché non ne aveva mai commesse di così gravi come insultare e puntare il dito contro il proprio presidente. Secondo segnale: l'esclusione dalla Nazionale, se il giudizio gli darà torto, è una punizione che non è mai stata comminata a nessuno, ma che Prandelli è deciso a infliggergli in base al nuovo codice etico, anche se in Federazione c'è chi spinge per una linea più morbida. L'immagine del nuovo Principe azzurro che rilancia l'Italia del pallone si è già consumata. Garrone e Prandelli hanno fatto molto per sdoganare il Fantantonio dal limbo in cui si trovava, l'hanno riportato in scena, hanno giocato parte della propria credibilità sulla scommessa di farlo maturare. Se gli voltano le spalle pure loro, restano in pochissimi quelli su cui Cassano potrà contare in futuro.

Il terzo segnale potrebbe venire dal mercato. Nel leggere della reazione smodata del barese all'invito di Garrone abbiamo dubitato che dietro ci fosse una calcolata strategia per liberarsi a costo zero e attirare i possibili acquirenti: negli ultimi tempi Cassano mostrava insofferenza ad accettare la realtà della Samp, benché dicesse di volersi fermare a vita. Abbiamo peccato di dietrologia. Cassano non è Ibrahimovic e certe sottigliezze non gli appartengono. Se poi scoprisse che anche Del Neri, Marotta, Moratti e Della Valle, cioè i presunti estimatori, si sono convinti a non assumere una bomba a orologeria, la favola della sua resurrezione sarebbe già finita.