"Andrò a vedere i lager libici dove tengono gli immigrati"

intervista a mons. Domenico Mogavero, a cura di Orazio La Rocca

«L'Italia non ci ha fatto una gran bella figura. Io speravo almeno di poterci parlare, brevemente, su questioni delicate come l'immigrazione, che non può essere governata con i respingimenti e, tantomeno, con i campi di concentramento in zone desertiche. Ma non è stato possibile. Comunque, non mi fermo. Ho chiesto di poter andare in Libia per visitare i centri di accoglienza che, a quanto dicono, sono dei veri e propri lager».

E' deluso, monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e, fino allo scorso mese di maggio, presidente del Consiglio per gli Affari giuridici della Cei, l'unico prelato ad essere stato invitato dall'Accademia Libica d'Italia al ricevimento ufficiale in onore di Gheddafi.

Un invito piuttosto inusuale: ma perché, monsignor Mogavero, ha accettato?

«Speravo di poter parlare col leader libico, stando anche a quanto mi era stato prospettato. Speravo di potere aprire qualche piccola finestra almeno sul fronte umanitario. Alla fine della cena l'ho salutato come tutti, ma non c'è stato il tempo nemmeno per una parola».

Ma cosa avrebbe voluto chiedergli?

«Avrei voluto chiedergli che fine hanno fatto le tante persone respinte dalle navi italiane e mandate con forza sulle sue coste. Non mi è stato permesso di farlo, ma io non mi arrendo. Ho già chiesto di poter andare in Libia dove spero di poter visitare i centri di raccolta degli immigrati respinti. Appena mi daranno l'autorizzazione, partirò».

Gheddafi ha chiesto all'Europa ben 5 milioni di euro l'anno per poter fermare il flusso di immigrati.

«Al di là delle provocazioni, è però vero che sull'immigrazione serve una strategia comune della Ue che per ora non c'è. E non si può affidare il presidio dell'intero fronte africano ad un solo Paese e sulla base di accordi bilaterali che prevedono, in cambio, contratti di carattere economico a vantaggio della Libia e dei nostri imprenditori».

Nessuno ha sollevato il problema delle condizioni in cui versano gli immigrati respinti sulle coste libiche.

«E' vero, e per questo dico che non ci abbiamo fatto una gran bella figura. La questione dei diritti umani è di primaria importanza: ignorarla per non turbare gli accordi commerciali, è deleterio. Come vescovo di Mazara del Vallo, dove da anni arrivano disperati su carrette del mare, non posso stare zitto».

Gheddafi ha anche lanciato la campagna di islamizzazione dell'Europa. Preoccupato?

«Non mi è sembrata una uscita seria. Lo ha detto, poi, ad una platea di ragazze assoldate per ascoltarlo. Ma l'Europa farebbe bene a rafforzare le sue radici cristiane».


in “la Repubblica” del 1° settembre 2010