Padroni in casa nostra? E' la misura di Sodoma
di Piero Stefani
Leggo spesso giudizi molto duri nei confronti di chi dice «padroni in casa nostra». Ma cosa c'è di iniquo? In fin dei conti, chi viene da altre parti sarà padrone a casa sua. Detto in altro modo, si potrebbe dire che quel che è mio è mio e quel che è tuo è tuo. Cosa c'è di male? (Alessandro Tomasini di Verona)
Risponde il giudaista Piero Stefani:
«Ci sono quattro misure (vale a dire modi di comportamento) per l'uomo. Quel che dice il mio è il mio e il tuo è tuo. È la misura della spartizione. Ma c'è chi dice: è la misura di Sodoma. Il mio è tuo e il tuo è mio: è un ignorante. Il mio è tuo e il tuo è tuo: un pio. Il mio è mio e il tuo è mio: un empio», si legge nel capitolo 5, 10 dei Pirqè Avot (Capitoli dei padri), una raccolta di detti di maestri ebrei. La struttura a quattro è propria dei detti raggruppati in quella sezione. Esso, come i punti cardinali, indica tutte le principali dimensioni di riferimento. Molti aspetti della nostra massima si comprendono al volo. L'articolazione legata al possesso (o alla proprietà privata) è un principio ordinante. La confusione "comunistica" in cui non c'è distinzione tra mio e tuo è segno di ignoranza perché fa di ogni erba un fascio. Un sigillo di malvagità contraddistingue chi tiene stretti i suoi possessi, mentre si accaparra quelli altrui. Chi conosce la distinzione ma non la fa pesare a proprio favore, anzi la rende un servizio per gli altri senza chiedere il contraccambio, è un pio. Quanto resta più difficile da comprendere è il giudizio pesante riservato alla prima alternativa, quella che afferma la netta separazione tra il «mio» e il «tuo»: cosa sta a fare il riferimento a Sodoma? Fermo restando che
di Piero Stefani
Leggo spesso giudizi molto duri nei confronti di chi dice «padroni in casa nostra». Ma cosa c'è di iniquo? In fin dei conti, chi viene da altre parti sarà padrone a casa sua. Detto in altro modo, si potrebbe dire che quel che è mio è mio e quel che è tuo è tuo. Cosa c'è di male? (Alessandro Tomasini di Verona)
Risponde il giudaista Piero Stefani:
«Ci sono quattro misure (vale a dire modi di comportamento) per l'uomo. Quel che dice il mio è il mio e il tuo è tuo. È la misura della spartizione. Ma c'è chi dice: è la misura di Sodoma. Il mio è tuo e il tuo è mio: è un ignorante. Il mio è tuo e il tuo è tuo: un pio. Il mio è mio e il tuo è mio: un empio», si legge nel capitolo 5, 10 dei Pirqè Avot (Capitoli dei padri), una raccolta di detti di maestri ebrei. La struttura a quattro è propria dei detti raggruppati in quella sezione. Esso, come i punti cardinali, indica tutte le principali dimensioni di riferimento. Molti aspetti della nostra massima si comprendono al volo. L'articolazione legata al possesso (o alla proprietà privata) è un principio ordinante. La confusione "comunistica" in cui non c'è distinzione tra mio e tuo è segno di ignoranza perché fa di ogni erba un fascio. Un sigillo di malvagità contraddistingue chi tiene stretti i suoi possessi, mentre si accaparra quelli altrui. Chi conosce la distinzione ma non la fa pesare a proprio favore, anzi la rende un servizio per gli altri senza chiedere il contraccambio, è un pio. Quanto resta più difficile da comprendere è il giudizio pesante riservato alla prima alternativa, quella che afferma la netta separazione tra il «mio» e il «tuo»: cosa sta a fare il riferimento a Sodoma? Fermo restando che