Dall'intervista rilasciata dal Papa ai giornalisti che accompagnano la visita ufficiale in Gran Bretagna

Come è noto lo scandalo degli abusi sessuali ha scosso la fiducia dei fedeli nella Chiesa, come pensa di poter contribuire a ristabilirla?

«Innanzitutto devo dire che queste rivelazioni sono state per me uno choc, sono una grande tristezza. È difficile capire come questa perversione del ministero sacerdotale sia possibile. Il sacerdote nel momento dell'ordinazione, preparato per anni a questo momento dice sì a Cristo, accetta di farsi la sua voce, la sua bocca, la sua mano e servire con tutta l'esistenza perché il Buon pastore che ama, aiuta e guida alla verità sia presente nel mondo. Come un uomo che ha fatto e detto questo possa poi cadere in questa perversione è difficile capire, è una grande tristezza, una grande tristezza anche che la autorità della Chiesa non fosse sufficientemente vigilante e non sufficientemente veloce, decisa nel prendere le misure necessarie. Per tutto questo siamo in un momento di penitenza, di umiltà, di rinnovata sincerità, come ho scritto ai vescovi irlandesi. Mi sembra che adesso dobbiamo realizzare proprio un tempo di penitenza, un tempo di umiltà e rinnovare, reimparare l'assoluta sincerità. Quanto alle vittime, direi che tre cose sono importanti. Il primo interesse sono le vittime, come possiamo riparare, che cosa possiamo fare per aiutare queste persone a superare questo trauma, a ritrovare la vita, a ritrovare anche la fiducia nel messaggio di Cristo. L'impegno per le vittime è la prima priorità con aiuti materiali, psicologici e spirituali. Secondo è il problema delle persone colpevoli: ci vuole la giusta pena e bisogna escluderli da ogni possibilità di accesso ai giovani, perché sappiamo che questa è una malattia che la libera volontà non funziona. Ove c'è questa malattia quindi dobbiamo proteggere queste persone da se stesse, e trovare il modo di aiutarle, ed escluderle da ogni accesso ai giovani. E il terzo punto è la prevenzione e l'educazione nella scelta dei candidati al sacerdozio. Essere così attenti da escludere, secondo le possibilità umane, casi futuri».