Responsorio dopo la prima lettura dell'Ufficio delle Letture

della memoria liturgica di san Satiro, fratello di sant'Ambrogio (rito ambrosiano)




Sulle spoglie di Satiro il padre nostro Ambrogio così fece lamento:

«Ora a chi mi rivolgo? Il bove cerca il bove compagno del suo giogo: con muggiti frequenti dice tutto il suo affetto.

Posso io non cercarti poi che, aggiogati insieme, insieme trascinammo l'aratro della vita?

Tu più di me reggevi alla fatica, io più di te volevo sentirti a me vicino.



Tu,  restando  al   mio  fianco,  donavi  a  mia  difesa l'amore di un fratello e la cura di un padre.

Posso io non cercarti poi che, aggiogati insieme, insieme trascinammo l'aratro della vita?

Tu più di me reggevi alla fatica, io più di te volevo sentirti a me vicino».



Dal «Trattato sulla morte del fratello Satiro» di sant'Ambrogio, vescovo.


Ora, fratello, dove andrò e a chi mi rivolgerò? Il bue cerca il bue e pensa che gli manchi qualcosa e manifesta col frequente muggito il suo tenero affetto, se per caso viene a mancare il compagno con cui sotto il giogo era solito trascinare l'aratro; e io, fratello, non dovrei cercarti? O potrei mai dimenticarmi di te con cui ho sopportato sempre l'aratro di questa vita, meno resistente alla fatica, ma profondamente congiunto a te nell'amore, non tanto capace per le mie qualità, quanto sopportabile per la tua pazienza, mentre tu, sempre sollecito nel tuo tenero affetto, col tuo fianco proteggevi il mio, amoroso come un fratello, preoccupato come un padre, premuroso come un anziano, rispettoso come un giovane? Così, nel legame di un'unica parentela, tu mi rendevi i servigi di molti parenti, tanto che io rimpiango in te la perdita non d'una sola, ma di più persone amate, in te che solo ignoravi l'adulazione ed eri l'immagine dell'affetto fraterno. Nulla, infatti, avresti potuto aggiungere con la simulazione, perché tutto avevi compreso nel tuo amore, così da non poter accrescerlo né attenderne il contraccambio.