Le mani sporche sulla nostra tavola

di don Luigi Ciotti

Le notizie che ci vengono dal mondo dell'illegalità e del crimine suscitano in generale allarme e disgusto. Ma le pagine de L'ultima cena di Peppe Ruggiero sono tanto più inquietanti perché vanno a scavare dentro un tema che siamo abituati a considerare leggero, o comunque «innocuo»: quello del cibo. Raccolgono dati e storie allarmanti nella loro «normalità». Perché qui non si parla di sequestri e omicidi, né di traffici di droga o armi, e neppure della mafia trasversale dei «colletti bianchi», quella degli appalti, delle grandi operazioni finanziarie e del riciclaggio. Si racconta invece di una mafia che bussa direttamente alle nostre porte, entra nella nostra quotidianità. Quella «mafia» che «si aggiunge un posto a tavola», non invitata, per «mangiare» alle nostre spalle, speculando su ciò di cui nessuno può fare a meno: il cibo, appunto.

Seguendo Peppe nel suo insolito tour enogastronomico, scopriamo che può esserci un fondo d'illegalità nel caffè che gustiamo al bar, un retrogusto di truffa nei nostri pranzi di famiglia, un ingrediente indigesto nella pizza condivisa con gli amici. Scopriamo che le mafie «ce la danno a bere» - e a mangiare - grazie a infiltrazioni profonde e consolidate in vari comparti del settore agroalimentare. E che a tutto questo come consumatori paghiamo un prezzo doppio: in termini di soldi - perché il prezzo delle merci sale per assicurare un margine di interesse a più persone