da p. Silvano Fausti, "Per una lettura laica della Bibbia"



- La Parola bella e buona fa venire alla luce la nostra identità, nascosta e da sempre desiderata. p.53

- La relazione con Gesù, mettendo in gioco la verità dell'uomo, interpella la sua libertà. Lui stesso è amore di verità e libertà, verità nella libertà dell'amore e libertà nella verità dell'amore. Nessuno può restare indifferente a lui. La folla anonima, tra cui c'è il lettore/spettatore, è chiamata a dichiararsi. Lo si accoglie o rifiuta, si diventa suoi amici o nemici, si impara a vivere come lui o si decreta la sua morte. Solo l'ignoranza della posta in palio può far rifiutare il dono. p.54

- L'evangelizzazione non può che essere fatta con il Vangelo. [...] Solo leggendolo si impara a leggerlo. p.55

- Gesù è il soggetto che fa qualcosa per qualcuno che è privo di quella cosa. [...] Restituisce all'uomo la sua umanità.[...] La trasformazione che avviene nei miracolati è la stessa che la parola del racconto opera in chi legge: il loro incontro con Gesù diventa quello del lettore. p.55

- La Parola lascia il tempo per considerare e maturare; invita però, con una certa urgenza, al passo successivo. Ma [...] rispetta sempre la libertà dell'altro. p.56

- Mi accorgo che dentro di me, sotto cumuli di paure e strati di menzogne, c'è il volto di Dio: è la mia verità di figlio suo. La Parola è come il sole. Dissolvendo menzogne e paure, mi fa vedere la mia verità. p.66

- La Bibbia è un libro vivo, a scrittura aperta, dove ognuno innesta nel passato il proprio presente. p. 74

- La Parola depositata nel cuore di chi legge, è seme deposto nella terra: nonostante le difficoltà, risulta fecondo al di là di ogni attesa (Mc 4, 3-9). p.76

- La Bibbia, risvegliando la nostra sete di verità e amore, giustizia e libertà, ci fa il racconto "più bello" possibile di noi stessi: ci schiude a desideri sempre maggiori, aprendoci all'infinito, fino a farci desiderio d'Infinito. p. 78

- Il criterio per distinguere lo Spirito di Dio da quello di Satana, secondo Gesù, non è né l'amore, né lo zelo per lui, ma l'amore e lo zelo per "salvare le vite degli uomini". [...] "Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede" (1Gv 4,20). Il segno distintivo della presenza di Dio è il frutto dello Spirito, che è "amore, gioia,pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Gal 5, 22). Chi  manca di una di queste caratteristiche, non ha lo Spirito di Dio. p. 98