Il no di Alcide a Mussolini

«Caro don Giulio, ho ricevuto i secondi sigari in ottimo stato, mentre i primi, forse per la lunga odissea, erano spezzati: ma duplice è il mio obbligo di ringraziamento, per il donatore e lo speditore; voglia farsene  caloroso interprete». Il "lei" era d'obbligo in questa lettera destinata nel 1929 al reverendo sacerdote, ma la formalità non cela la fraterna e schietta amicizia di Alcide De Gasperi verso il prete della propria terra, giornalista e politico. Una stima che fu sempre ricambiata da don Giulio Delugan (1891-1974), figura di spicco del mondo cattolico trentino, giornalista e animatore dell'Azione cattolica e dei circoli universitari nel periodo tra le due guerre e poi per il tempo record di 40 anni alla direzione del settimanale diocesano Vita Trentina. Il rapporto profondo fra questi «due spiriti liberi e forti», si era radicato fin dagli anni degli studi universitari e si è poi rivelato decisivo anche nelle scelte professionali e  politiche di De Gasperi, come nelle posizioni dell'opinion leader della Chiesa trentina. Assume ora  uno spessore particolare nella pubblicazione del carteggio fra i due nel trentennio 1928-1954 (...). Il titolo Fedeli a Dio e all'uomo si riferisce efficacemente alla tensione spirituale e alla coerenza morale dei due amici, accomunati in molte posizioni che affiorano nelle lettere: la diffidenza prima e l'avversione poi nei confronti dell'avanzata fascista, la condanna del regime comunista bolscevico, la difesa della libertà della stampa cattolica, la moralità nell'etica pubblica e politica, il riconoscimento dell'autonomia del Trentino Alto Adige in una prospettiva europea. Ma la consonanza fra i due nasceva dall'aver condiviso all'interno del Partito Popolare la fiducia in un'esperienza politica aconfessionale e indipendente dalla gerarchia ecclesiastica, nell'aver rifiutato qualsiasi compromesso con il fascismo. «Entrambi vissero profondamente l'inquietudine propria del loro tempo di fronte alla formula coniata sedici secoli prima dall'ignoto autore della Lettera a Diogneto sulla condizione del cristiano rispetto al mondo, visto come "straniero in patria"». (...) L'accorato scritto che De Gasperi aveva inviato ai colleghi collaboratori nel giorno in cui, costretto dal regime, si dimetteva dalla direzione del quotidiano Il nuovo Trentino: «Colleghi carissimi, lascio il giornale con indicibile strazio - attacca questa lettera, quasi un manifesto deontologico sempre valido - ma col proposito di rendere a questa che fu la mia e la nostra creatura un ultimo servizio. Per quanto tempo ormai fossi distratto da altre responsabilità, la mia passione era e rimaneva questo giornale, in cui sognavo di poter continuare con altre forme di diuturna battaglia (