Mazzolari e il rinnovamento di «questa politica da pattumiera»
di don Virginio Colmegna
(...) Don Mazzolari ci richiama oggi a riscoprire che quella domanda etica, di senso, spesso ispirata e alimentata dal Vangelo, deve diventare energia politica, deve diventare protagonista del cambiamento. In questi anni l'impegno sociale è stato spesso confinato in quello che si è chiamato «prepolitico», correndo il rischio di una certa autoreferenzialità, un'apologetica della testimonianza, finendo per abbandonare la politica a se stessa, anzi, prendendone garbatamente le distanze. Qui sta la provocazione degli scritti di Mazzolari: lasciare la zona detta del «prepolitico» e farsi nuova cultura politica, partecipata, rilanciando la connessione virtuosa tra etica e impegno politico, riscoprendo una soggettività che ha il coraggio del servizio disinteressato, del bene comune come responsabilità. Coloro che si impegnano in politica non devono diventare improvvisamente estranei al mondo che li ha motivati, assorbendo così una grande solitudine, preoccupati che la politica porti con sé il pluralismo delle scelte, una cultura del limite, una ricerca non del bene ideale, ma del bene possibile. Va interrotta questa chiusura nel «prepolitico», e bisogna cogliere l'urgenza che questi mondi vitali entrino a pieno titolo a farsi promotori di una politica diversa. Abbiamo bisogno di ritornare alla politica, di far ripartire da quei «luoghi caldi di senso» le ragioni dell'impegno, di ritrovare la passione del perché impegnarsi, di entrare in un discernimento dove il disinteresse e la sobrietà si fanno non comportamenti privati senza incidenza pubblica, ma motivazioni cogenti che orientano scelte politiche. Non possiamo assistere a questa degenerazione. I giovani chiedono di voltare pagina. Don Mazzolari, che ha vissuto il dramma di due guerre mondiali e il periodo della Resistenza, ci lascia questa straordinaria attualità di uno spazio pubblico non di anonimi, ma di persone che vivono la fecondità del legame tra etica e politica. E allora il cosiddetto «prepolitico» di don Mazzolari si fa politico. L'utopia non è una stanza dei ricordi, è un modo possibile di stare nella storia per orientarla a un futuro migliore. Una grande sfida educativa e formativa. La politica ci richiama all'arte di educare, ci fa fare i conti con la realtà e con le debolezze di agenzie che proclamano valori ma non si interrogano sul perché non riescono a suscitare consenso adeguato. Riprendiamo quel linguaggio non solo esortativo, ma di promozione sociale che don Mazzolari ha indicato. Mi sovviene, ad esempio, quanto scrive in una lettera (1° dicembre 1946): «Ma quale partito oggi in Italia ha il coraggio di predicare che bisogna pagare le tasse? Chi è disposto a dare l'esempio di onestà tributaria?». E nel 1950: «Questa è politica da pattumiera». Ancora, il 27 settembre 1946: «Prima di essere ammessi a un partito ci vorrebbe la promozione a uomo». Potremmo continuare in questo esercizio di attualità, ma forse conviene rileggere tutti gli scritti con quell'urgenza che anch'io sento, quella di capire in che modo riportare nella politica questo linguaggio non come esercizio retorico, ma come nuova necessità nell'agire politico. «Voltare pagina» significa anche questo.
in “Avvenire” del 16 novembre 2011
Promozione a uomo
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