Più feroci (e più curiosi) - Le umiliazioni e le vendette in Rete - È l'epoca dei cattivissimi

di Maria Laura Rodotà

Il Web ci umilia. Il Web ci rende feroci. In compenso, il Web ci rende curiosi e ci fa navigare tra chi non la pensa come noi. A leggere analisi e ricerche rese note negli ultimi giorni, il bilancio sembra in pareggio. (...) Social networks uguale rischio umiliazione, state attenti. Il New York Times e Slate invece raccontano della ricerca che sta ribaltando i già radicati luoghi comuni dell'informazione online: non è (non sarebbe) vero che Internet polarizza e radicalizza le opinioni politiche, perché gli utenti tendono ad autoghettizzarsi nei siti con cui sono d'accordo. Anzi: chi si informa online è molto meno «ideologicamente segregato» di chi guarda la tv e legge solo giornali di carta. Perché tutto è a portata di clic, oramai. Notizie, opinioni e possibilità di sfogare rabbie varie in tempo reale. Chiunque sia su Facebook sa quanto sia facile usare il social network quando si è infuriati. È facile, fa danni immediati. Crea quella che il WSJ ha appena battezzato, «culture of humiliation», cultura dell'umiliazione. (...) In America, il mobbing via Facebook ha già provocato dei suicidi di adolescenti. C'è chi obietta che ci sono sempre stati, tra ragazzi marginalizzati e presi in giro. E chi sostiene che ora il rischio è maggiore. Grazie all'anonimato possibile sul Web (ci si può dare un'identità fittizia su Fb, farsi degli amici, e distruggere qualcuno a furia di post e foto). «Non bisogna più guardare l'altro negli occhi per insultarlo», ha detto al WSJ Parry Aftab, avvocato esperto in cyber-sicurezza. «Siamo tutti coraggiosi, alla tastiera. Ed è più facile attraversare il confine tra umorismo e crudeltà». Più facile anche causa bombardamento dei reality. A furia di vedere gente che si rende ridicola e si fa umiliare per aumentare l'audience, molti pensano sia normale. Così, tra coraggio dell'anonimato e ferocia insegnata dalla tv, i bersagli si moltiplicano: immigrati, omosessuali, rom, Down, e altro. Spesso, per fortuna, da noi, nonostante le preoccupazioni per la cultura dell'odio, l'ironia prevale (...). E, tra chi usa il Web per leggere le notizie (non solo da noi), prevale la curiosità che fa andare sui siti di chi non la pensa come te. L'hanno scoperto, dopo molte rilevazioni statistiche, due studiosi della University of Chicago, Matthew Gentzkow e Jesse Shapiro. Smentendo il loro ex collega (ora collaboratore di Obama) Cass Sunstein, che aveva cupamente previsto un Daily Me, fatto di notizie preselezionate, che avrebbe isolato gli utenti. Invece, pare, no. (...)