Che ogni mattina il mondo diventi nuovo per noi
di Bernard Ginisty
Il Natale, che festeggeremo tra pochi giorni, evoca la fragilità di una nascita per una giovane coppia in viaggio per un censimento amministrativo. Precarietà di una nascita in un riparo di fortuna perché le locande accolgono solo coloro che hanno i mezzi finanziari. Per i cristiani, questo umile evento, celebrato il giorno del solstizio in cui, dopo le notti d'inverno sempre più lunghe, la luce comincia a prevalere sulle tenebre, significa il ricominciamento del mondo. Lontano dalla fanfare trionfali, dai grandi successi economici e militari, questa vulnerabilità appare più forte di qualsiasi altra cosa. Ogni anno, la liturgia cristiana ci invita a rivivere l'attesa di una nascita in questo periodo che si chiama Avvento. Non si tratta semplicemente della commemorazione di un lontano evento o della rappresentazione più o meno drammatizzata di una storia di cui si conosce a priori lo sviluppo. I testi più antichi della liturgia cristiana affermano che non si tratta solo di un fatto storico passato, ma di un evento attuale che ci riguarda. È oggi, per ogni essere umano, che ha luogo l'esperienza della nascita, della passione, della morte, della resurrezione. In un bellissimo testo raccolto da Martin Buber, il Baal-Shem-Tov, fondatore del movimento mistico ebraico nell'Europa dell'est nel XVIII secolo chiamato kassidismo, scrive così: «Se non crediamo che Dio rinnova ogni giorno l'opera della creazione, allora l'azione di pregare diventa vecchia e meccanica e noiosa per noi. Come è detto nel Libro dei Salmi: “Non gettarmi via nel tempo della vecchiaia, cioè: fa' che il mio mondo non diventi vecchio per me”. E nel libro delle Lamentazioni leggiamo: “Sono rinnovate ogni mattina, grande è la sua fedeltà, cioè: che il mondo diventi nuovo per noi, ecco la tua grande fedeltà”» (Martin Buber: Vivre en bonne entente avec Dieu selon le Baal-Shem-Tov. Éditions du Rocher, 1990, p. 45. Il testo completo dei due versetti delle Lamentazioni citato nel testo è il seguente: “Le misericordie del Signore non sono finite, non è esaurita la sua compassione; sono rinnovate ogni mattina, grande è la sua fedeltà!” - Lamentazioni 3,22-23). Ben lungi dal perdersi nella reiterazione o nella ripetizione meccanica, il senso della preghiera liturgica è quello di renderci attenti alla nascita quotidiana dell'evento. Come dice stupendamente il Baal-Shem: “Che il mio mondo non diventi vecchio per me, che ogni mattina il mondo diventi nuovo per noi”. E aggiungeva: “Che l'uomo si alzi dal sonno nell'ardore perché è stato santificato ed è diventato un altro, ed è adesso degno di generare, diventato conforme alla qualità di Dio quando generava il mondo” (Id. p. 27). In un mondo invecchiato nelle sue contrazioni identitarie e monetarie, la festa di Natale ricorda il destino dell'uomo creato “ad immagine di Dio”, cioè con il potere di generare nascite e rinascite.
in “www.garriguesetsentiers.org” del 10 dicembre 2011 (traduzione: www.finesettimana.org)
Istanza di rinnovamento
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