Attenti alle parole c'è un linguaggio che è sfuggito di mano”

intervista a Federico Faloppa, a cura di Michele Brambilla

Un pazzo, o il prodotto di un brutto clima? È la domanda che ci si fa sempre in questi casi. La giriamo al professor Federico Faloppa, cuneese, docente di linguistica italiana all'Università di Reading in Inghilterra e autore per Laterza di un libro intitolato «Razzisti a parole (per tacer dei fatti)».

Professore, episodi come quello di Firenze sono la conseguenza di una mentalità diffusa?

«In Italia non c'è una guerra contro gli stranieri. Però è anche vero che quando succedono fatti come quello di ieri tendiamo subito a minimizzare, a dire che è stato uno squilibrato... Certo che è un pazzo; ma un pazzo che ha cercato vittime precise: dei senegalesi, degli immigrati. Un pazzo che si è mosso in un clima diffuso. Gli episodi di violenza e di discriminazione sono frequentissimi».

Chi è responsabile di questo clima?

«Un po' tutti. C'è un razzismo istituzionale: abbiamo approvato una legge che considerava l'essere clandestini un'aggravante di reato; e qualche anno fa Cota ne ha proposta un'altra per introdurre classi separate nelle scuole. Poi c'è un razzismo nel linguaggio dei politici e dei media, e pure in quello della gente comune: battute tipo “gli immigrati portano malattie” o “ci tolgono il lavoro” le sentiamo ovunque».

Lei nel libro denuncia il linguaggio pesante della Lega.

«Un senatore si è rammaricato perché in provincia di Treviso non è ancora in azione un forno crematorio, e a Milano Salvini ha proposto i bus per gli immigrati. Parole che producono brutti effetti. Ma anche slogan che sembrano più innocenti, come quel “prima i Veneti” della campagna elettorale di Zaia, nascono dall'idea di una supremazia etnica».

Solo la Lega diffonde razzismo?

«La Lega è quella più esplicita e più pesante. Ma ad agitare lo spettro di una Milano-Zingaropoli è stato tutto il centrodestra. E guardi che anche la sinistra ha le sue responsabilità».

Perché la sinistra?

«Perché ha inseguito la destra sul tema di una sicurezza concepita solo come ordine pubblico. Cofferati a Bologna su che cosa ha puntato? Sul togliere gli immigrati dalle strade. E a Firenze, dove ieri c'è stata la strage, qualche anno fa è stato un assessore di sinistra a dichiarare guerra ai lavavetri. E si ricorda Veltroni l'anno scorso? Ha proposto la cittadinanza a punti per gli stranieri».

Lei dice che spesso siamo razzisti senza rendercene conto.

«Sì, abbiamo adottato un linguaggio il cui significato ci è ormai sfuggito. Termini come vu' cumprà si leggono anche sui giornali di sinistra. Ci faccia caso: chiamiamo “clandestini” anche quelli che affogano al largo della Libia, e quindi clandestini non lo possono essere tecnicamente. Come se “clandestino” fosse un tipo umano e non uno stato temporaneo». Posso fare un altro esempio che non fa onore a voi giornalisti?».

Ci mancherebbe.

«Ieri le agenzie hanno battuto il nome dell'assassino di Firenze. Non quelli delle vittime. Come se non fossero persone. Chiamati “senegalesi” e basta. Sarà pure inconsapevole, ma è razzismo anche questo».

in “La Stampa” del 14 dicembre 2011