L'Ici di oggi e l'etica del mattone

di Giorgio Bernardelli

(...) Tutto questo can can sugli immobili ecclesiastici - dunque - mi sembra un gran sparare nel mucchio. Ci sono abusi? Basterebbe che... (...) Detto questo mi chiedo - però - se tutta questa vicenda non ci chiami anche a qualche riflessione in più sull'etica del mattone. (...) Nella mentalità corrente oggi una casa, un palazzo, un terreno sono principalmente uno strumento per fare soldi. E possibilmente più soldi possibile. Sul tema degli «interessi legittimi» in materia urbanistica in tante città di questo Paese - negli ultimi decenni - è letteralmente franata l'idea di bene comune. (...) Ci sia anche un terzo ambito altrettanto importante su cui oggi occorrerebbe impegnarsi: far vedere che esiste un altro modo di intendere il mattone. Che l'idea di acquistare un immobile solo per guadagnarci sopra un profitto non può essere la normalità in un Paese. Dobbiamo tornare a dire che, per reggersi, una città ha bisogno di mattoni che siano al servizio delle persone. Perché è questo che - alla fine - rende una cosa tra loro diversa un oratorio e una megavilla, anche se magari hanno la stessa metratura. Quando sento citare i dati sulla quantità di immobili di cui la Chiesa è proprietaria in Italia io non mi scandalizzo affatto. Penso piuttosto alla responsabilità che questo patrimonio comporta. (...) Questa è una logica del tutto controcorrente rispetto a quella che attualmente domina il mondo del mattone. E nella quale a volte noi stessi ci troviamo invischiati. Oggi persino le aree a standard (quelle che per legge devono essere riservate a verde e servizi per tutti) si preferisce monetizzarle: è più comodo pagare al Comune un obolo che mi permette di costruire (e guadagnarci) di più. Allora o torniamo a dire che comportarsi così è immorale oppure alla fine perderemo anche partite come quella sull'Ici. Perché se non difendiamo un'idea forte di bene comune come possiamo pretendere poi che la gente capisca che esiste un modo diverso di stare dentro alle nostre città? Tutto questo, a mio avviso, implica però anche un'altra responsabilità per la comunità ecclesiale: quella di tornare a compiere scelte profetiche con i nostri mattoni. (...) Certo, oggi per tutti è difficile far quadrare i bilanci e la tentazione di fare cassa è forte. Ma non svendere la diversità di questi mattoni è una sfida troppo importante. Ne va davvero del nostro futuro (e anche di quello degli altri).


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