Una nuova sfida attende la stampa cattolica. La logica di Noè
di Jean-Claude Guillebaud
In principio né di destra né di sinistra, più indipendenti nei confronti dei capitali, del mercato. E più indipendenti di fronte all'opinione pubblica e al politicamente corretto, anche se, a volte, cedono alla tentazione dei buoni sentimenti. Sono i giornalisti cattolici, secondo il filosofo André Comte-Sponville, uno dei partecipanti alle "Journées d'études François de Sales" svoltesi il 27 e 28 gennaio ad Annecy, in Francia, e dedicate al ruolo della stampa cattolica nella società e nella Chiesa. Le principali relazioni saranno disponibili in rete (presse.catholique.org) dal 7 febbraio. Di seguito riportiamo la nostra traduzione di un articolo di uno degli intervenuti al dibattito, pubblicato su "La Croix" del 28 gennaio.
Se pensiamo, come nel mio caso, che il messaggio evangelico abbia molte cose da dire agli uomini di oggi, inclusi i non credenti, allora l'utilità della stampa cattolica è indubitabile. Scrivendo questo, non mi riferisco né all'evangelizzazione né al proselitismo passato di moda. Si dà il caso che, in confronto al tumultuoso sistema mediatico, questa stampa parli di un "altro" luogo, si fondi su logiche diverse da quelle che governano troppo spesso il mondo dei media. Questo scarto rispetto a tale mondo le dà dei vantaggi e certe libertà. Per definizione, essa è meno sottoposta alla stretta logica della competizione, alla fretta febbrile della caccia allo scoop. È estranea a quelle che potremmo chiamare le "parole della tribù". Meno prigioniera dell'informazione mercificata, più restia all'incessante bricolage di una "ricetta" adeguata a un mercato, è abitata dall'idea di progetto e conserva una fedeltà ostinata al concetto di senso. È, per definizione, naturalmente più disposta a far prevalere la duplice natura dell'informazione: "merce", certo, ma anche produzione della mente indissolubilmente legata a una ricerca di verità. Com'è noto, questa ambivalenza ontologica dell'informazione, che era stata riaffermata con forza nel 1944, al tempo delle disposizioni che rifondavano lo statuto della stampa, è stata oggi largamente dimenticata. Rischia addirittura, in ogni momento, di essere snaturata dal grande circo mediatico dove prevale la sola logica commerciale: più rapida, più semplice, più ricreativa, più redditizia. Ebbene, a meno che non sia più se stessa, la stampa cattolica è teoricamente meglio equipaggiata per resistere a questa deriva. È un vantaggio, ma è anche una sfida che bisogna, giorno dopo giorno, raccogliere. Sfida che esige da essa non meno professionalismo giornalistico, ma di più; implica che sia altrettanto rapida, altrettanto completa, altrettanto leggibile - e persino "competitiva" - ma con un sovrappiù di esigenza etica. Senza cadere nell'autocompiacimento, riconosciamo che è proprio così. (...) Tale fenomeno procede da una fiducia intuitiva che i lettori accordano a questi giornali. Essi sanno che vi troveranno meno versatilità eccitante, meno catastrofismo sistematico, meno seduzione, più riflessione e prospettiva. Si sarebbe tentati di affermare più "serietà". Non basta dire che la fiducia sta diventando un bene raro nell'universo mediatico. Logicamente, questo "credito" può e deve giocare a favore di molte altre testate della stampa cattolica. Quest'ultima appare a volte come un'arca di Noè di fronte a quel bombardamento di "messaggi" (informazioni istantanee, internet, blog, opinioni affrettate, pubblicità) che il saggista americano Roy Ascott chiamava il "secondo diluvio". Propongo a mia volta di battezzare "logica di Noè" questa opportunità che si offre oggi alla stampa cattolica nel suo insieme. La sensazione di essere inghiottiti che provano oggi i cittadini disorientati è reale. Come è altrettanto reale questa nuova opportunità, che tuttavia ci impone degli obblighi.
Nuove opportunità per la stampa cattolica... francese!
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