E il mio parroco vietò le chierichette
di Roberto Beretta
Deve essere un vivaio di seminaristi e preti? Avrei dovuto collezionare i racconti di divi trisposati, politici abortisti o attori porno che hanno servito all'altare...
Alla fine, il vicario parrocchiale mi ha comunicato la ferale notizia: il nuovo parroco «non vuole più le chierichette sull'altare»... Rimasto basito per lo choc, sul momento non ho trovato parole per reagire al diktat, che mi dicevano assoluto e inderogabile. Però il mio cervello ha cominciato a vorticare alcuni pensieri; questi, nell'ordine.
1) Hai voglia a discettare di «emergenza educativa», a creare addirittura dicasteri per la «nuova evangelizzazione», a promuovere preoccupati dibattiti sulla secolarizzazione, ad arrovellarsi sulle strategie della pastorale dei «lontani» e la sacramentalizzazione dei divorziati risposati... Ci sono evidentemente parrocchie così avanti nella pratica del cristianesimo e chiese talmente raffinate nell'annuncio di salvezza, che l'unica «emergenza» ancora da risolvere sono le chierichette.
2) Forse in passato si pensava a tener lontane le ragazze dai preti, per ovvi motivi «morali» (o anche solo di prudenza per i possibili pettegolezzi). Ma oggi, in tempi di pedofilia, bisognerebbe forse preoccuparsi maggiormente della vicinanza di adolescenti maschi... Aboliamo i chierichetti, allora?
3) Lo si sappia o no, il divieto d'accesso delle donne all'altare dipende da un tabù ancestrale: quello di non «contaminare» il sacro col sangue, soprattutto mestruale e «impuro». Si tratta dunque di un retaggio pagano, o almeno vetero-testamentario. Sarà per questo richiamo all'antico che (nei siti tradizionalisti) ci si occupa tanto delle chierichette e si accusano di «modernismo» i loro fautori?
4) Certo, il servizio all'altare dei maschietti è stato storicamente un vivaio di seminaristi e preti... Ma avrei dovuto collezionare le dichiarazioni di divi trisposati, politici abortisti, attori pornografici, pensatori anticlericali che hanno candidamente confessato di aver servito all'altare da bambini! Se poi la moderna pastorale delle vocazioni si basa ancora sul «piacere» infantile di servir Messa, credo ci sia seriamente da preoccuparsi sul tipo di prete che s'intende promuovere.
5) Altro argomento contro le chierichette è che si tratta solo del primo spiraglio per arrivare alle donne-prete. E se invece fosse proprio il contrario? Ovvero: se l'accesso delle femmine ai servizi sacri «minori» servisse proprio a disinnescare certe più esigenti recriminazioni «femministe», oltre che a dare un poco di legittimo spazio alle donne nei riti?
Comunque, ancora sconvolto dall'entità teologica del problema, sono corso a casa a cercare conforto nei sacri testi. E per fortuna, al numero 47 dell'istruzione vaticana Redemptionis sacramentum ho trovato queste parole: «A tale servizio dell'altare si possono ammettere fanciulle o donne a giudizio del vescovo diocesano e nel rispetto delle norme stabilite». Fiuu, la mia fede è salva: le chierichette non sono proibite! Almeno nella mia diocesi...
di Roberto Beretta
Deve essere un vivaio di seminaristi e preti? Avrei dovuto collezionare i racconti di divi trisposati, politici abortisti o attori porno che hanno servito all'altare...
Alla fine, il vicario parrocchiale mi ha comunicato la ferale notizia: il nuovo parroco «non vuole più le chierichette sull'altare»... Rimasto basito per lo choc, sul momento non ho trovato parole per reagire al diktat, che mi dicevano assoluto e inderogabile. Però il mio cervello ha cominciato a vorticare alcuni pensieri; questi, nell'ordine.
1) Hai voglia a discettare di «emergenza educativa», a creare addirittura dicasteri per la «nuova evangelizzazione», a promuovere preoccupati dibattiti sulla secolarizzazione, ad arrovellarsi sulle strategie della pastorale dei «lontani» e la sacramentalizzazione dei divorziati risposati... Ci sono evidentemente parrocchie così avanti nella pratica del cristianesimo e chiese talmente raffinate nell'annuncio di salvezza, che l'unica «emergenza» ancora da risolvere sono le chierichette.
2) Forse in passato si pensava a tener lontane le ragazze dai preti, per ovvi motivi «morali» (o anche solo di prudenza per i possibili pettegolezzi). Ma oggi, in tempi di pedofilia, bisognerebbe forse preoccuparsi maggiormente della vicinanza di adolescenti maschi... Aboliamo i chierichetti, allora?
3) Lo si sappia o no, il divieto d'accesso delle donne all'altare dipende da un tabù ancestrale: quello di non «contaminare» il sacro col sangue, soprattutto mestruale e «impuro». Si tratta dunque di un retaggio pagano, o almeno vetero-testamentario. Sarà per questo richiamo all'antico che (nei siti tradizionalisti) ci si occupa tanto delle chierichette e si accusano di «modernismo» i loro fautori?
4) Certo, il servizio all'altare dei maschietti è stato storicamente un vivaio di seminaristi e preti... Ma avrei dovuto collezionare le dichiarazioni di divi trisposati, politici abortisti, attori pornografici, pensatori anticlericali che hanno candidamente confessato di aver servito all'altare da bambini! Se poi la moderna pastorale delle vocazioni si basa ancora sul «piacere» infantile di servir Messa, credo ci sia seriamente da preoccuparsi sul tipo di prete che s'intende promuovere.
5) Altro argomento contro le chierichette è che si tratta solo del primo spiraglio per arrivare alle donne-prete. E se invece fosse proprio il contrario? Ovvero: se l'accesso delle femmine ai servizi sacri «minori» servisse proprio a disinnescare certe più esigenti recriminazioni «femministe», oltre che a dare un poco di legittimo spazio alle donne nei riti?
Comunque, ancora sconvolto dall'entità teologica del problema, sono corso a casa a cercare conforto nei sacri testi. E per fortuna, al numero 47 dell'istruzione vaticana Redemptionis sacramentum ho trovato queste parole: «A tale servizio dell'altare si possono ammettere fanciulle o donne a giudizio del vescovo diocesano e nel rispetto delle norme stabilite». Fiuu, la mia fede è salva: le chierichette non sono proibite! Almeno nella mia diocesi...