Il Vangelo della Messa di oggi (rito ambrosiano):
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio» (Mc 10,23-27).
Oggi viene pubblicato un commento di un battezzato su una delle questioni recenti della politica italiana: lo riporto qui sotto, sperando che susciti nei lettori tanta INDIGNAZIONE.
Se l'originalità cristiana è trattata così, non ha più senso nulla: né il valore della vita (quello delle donne e degli uomini ridotti a merce di piacere e di scambio); né la solidarietà (schiacciata dal “benessere”); né il bisogno di un salvatore (e non di tanti soldi); né l'anelito al bene comune (e non solo quello degli “amici” che la pensano come me e che portano vantaggi a me); né l'appello alla Verità (che è piegata ai sofismi).
Dalle parole finali dell'autore valuto le sue parole: «Noi, che dovremmo essere testimoni della speranza, che viene dall'amicizia con Cristo, spesso ci riduciamo a essere parte del gioco del potere che poi, alla fine, è comandato da altri».
L'autore risponde con un esplicito affondo sulla magistratura italiana: «Il rispetto per la giustizia mi chiede di sospendere il giudizio, ma rimane l'evidenza di un conflitto tra poteri che non fanno più quello che dovrebbero: servire il bene comune. Dall'altra parte mi sembra che in questa guerra tra politica e magistratura, la seconda abbia già vinto. È lei ormai a fissare le regole senza avere alcun punto di riferimento o argine nell'apparato statale. Il potere giudiziario italiano è una realtà indipendente e sovrana che non risponde a nessuno dei suoi atti. Non si era mai vista una magistratura muoversi con la prepotenza con cui lo sta facendo oggi nel nostro paese». Secondo l'autore «la moralità dei politici va giudicata dall'impegno nel perseguimento del bene comune che consiste nel benessere del popolo e nella libertà della Chiesa. Diversa è la moralità privata che giudicherà Dio e nel caso questa si macchi di un reato non toccherà né a noi xxx né a noi cittadini giudicare. Il giudizio è della legge: purtroppo mi pare che per ora ci sia solo la presunzione del reato per cui xxx è inquisito, ma sembra che ancora prima del processo la magistratura abbia scritto la sentenza della colpevolezza».
Quanto agli episodi di indignazione emersi in ambienti del mondo cattolico e anche tra esponenti in vista della Chiesa italiana, l'autore replica secco: «L'indignazione non è un atteggiamento cattolico. Tutti gli uomini di buona volontà, che sono più di quelli che sembra al di là di ogni schieramento partitico, devono guardare e portare la situazione con sofferenza, non con indignazione. Sofferenza per un confronto intriso di un odio che si sta diffondendo nella vita del nostro paese, devastando i cuori e le coscienze dei giovani che crescono pensando che il disprezzo sia il modo normale di agire e di vivere i rapporti. Agli ecclesiastici, invece, direi di aprire di più il cuore e le coscienze: perché non si indignano davanti alla persecuzione dei cristiani? Perché non esprimono sofferenza per la devastazione della famiglia? Perché non levano la voce davanti a leggi contrarie alla vita dal suo concepimento fino alla morte? Noi, che dovremmo essere testimoni della speranza, che viene dall'amicizia con Cristo, spesso ci riduciamo a essere parte del gioco del potere che poi, alla fine, è comandato da altri».
Non ho volutamente scritto il nome dell'autore: chissà se il lettore di questo post cambierà la sua valutazione sul testo quando saprà chi lo ha scritto (leggi qui).
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio» (Mc 10,23-27).
Oggi viene pubblicato un commento di un battezzato su una delle questioni recenti della politica italiana: lo riporto qui sotto, sperando che susciti nei lettori tanta INDIGNAZIONE.
Se l'originalità cristiana è trattata così, non ha più senso nulla: né il valore della vita (quello delle donne e degli uomini ridotti a merce di piacere e di scambio); né la solidarietà (schiacciata dal “benessere”); né il bisogno di un salvatore (e non di tanti soldi); né l'anelito al bene comune (e non solo quello degli “amici” che la pensano come me e che portano vantaggi a me); né l'appello alla Verità (che è piegata ai sofismi).
Dalle parole finali dell'autore valuto le sue parole: «Noi, che dovremmo essere testimoni della speranza, che viene dall'amicizia con Cristo, spesso ci riduciamo a essere parte del gioco del potere che poi, alla fine, è comandato da altri».
don Chisciotte
L'autore risponde con un esplicito affondo sulla magistratura italiana: «Il rispetto per la giustizia mi chiede di sospendere il giudizio, ma rimane l'evidenza di un conflitto tra poteri che non fanno più quello che dovrebbero: servire il bene comune. Dall'altra parte mi sembra che in questa guerra tra politica e magistratura, la seconda abbia già vinto. È lei ormai a fissare le regole senza avere alcun punto di riferimento o argine nell'apparato statale. Il potere giudiziario italiano è una realtà indipendente e sovrana che non risponde a nessuno dei suoi atti. Non si era mai vista una magistratura muoversi con la prepotenza con cui lo sta facendo oggi nel nostro paese». Secondo l'autore «la moralità dei politici va giudicata dall'impegno nel perseguimento del bene comune che consiste nel benessere del popolo e nella libertà della Chiesa. Diversa è la moralità privata che giudicherà Dio e nel caso questa si macchi di un reato non toccherà né a noi xxx né a noi cittadini giudicare. Il giudizio è della legge: purtroppo mi pare che per ora ci sia solo la presunzione del reato per cui xxx è inquisito, ma sembra che ancora prima del processo la magistratura abbia scritto la sentenza della colpevolezza».
Quanto agli episodi di indignazione emersi in ambienti del mondo cattolico e anche tra esponenti in vista della Chiesa italiana, l'autore replica secco: «L'indignazione non è un atteggiamento cattolico. Tutti gli uomini di buona volontà, che sono più di quelli che sembra al di là di ogni schieramento partitico, devono guardare e portare la situazione con sofferenza, non con indignazione. Sofferenza per un confronto intriso di un odio che si sta diffondendo nella vita del nostro paese, devastando i cuori e le coscienze dei giovani che crescono pensando che il disprezzo sia il modo normale di agire e di vivere i rapporti. Agli ecclesiastici, invece, direi di aprire di più il cuore e le coscienze: perché non si indignano davanti alla persecuzione dei cristiani? Perché non esprimono sofferenza per la devastazione della famiglia? Perché non levano la voce davanti a leggi contrarie alla vita dal suo concepimento fino alla morte? Noi, che dovremmo essere testimoni della speranza, che viene dall'amicizia con Cristo, spesso ci riduciamo a essere parte del gioco del potere che poi, alla fine, è comandato da altri».
Non ho volutamente scritto il nome dell'autore: chissà se il lettore di questo post cambierà la sua valutazione sul testo quando saprà chi lo ha scritto (leggi qui).