Quando tutti ebbero terminato il racconto della propria vita, ci fu un momento di silenzio sotto la tenda. Il fuoco dello Spirito aveva fatto di noi una cosa sola; la commozione era forte e visibile. Dovevo prendere la parola e mi sentivo piccolo e indegno davanti a quegli uomini maturi e provati dal lavoro, dalla cultura e dal lungo cammino percorso. Mi salvai ponendo una domanda che mi sembrava matura e vera. «Cosa manca sotto questa tenda? Siamo qui come comunità di fede. Abbiamo pregato. Come fossimo i primi cristiani, abbiamo accolto uno con noi nella Chiesa, uno che d'ora innanzi camminerà nella fede cercando di vivere nella imitazione di Gesù nostro Signore e nostro Maestro. Ma che cosa manca sotto questa tenda, ditelo voi». Una voce - era quella del medico - mi rispose: «Manca l'Eucarestia, manca la Presenza di Gesù sotto il segno che ci ha lasciato nell'Ultima Cena». Tacqui.

Mai come in quell'istante sentii l'incongruenza storica di una comunità di cristiani orfani dell'Eucarestia per il solo motivo che mancava tra loro il sacerdote. Ma il sacerdote era lontano. Quei ricercatori erano mesi e mesi che non si comunicavano per mancanza di preti. Erano tutti militanti cristiani, coscienti della loro fede e soltanto perché portati lontano dal loro lavoro e dai loro impegni erano costretti a vivere senza Eucarestia per mesi e mesi. Sotto la tenda - provocato dalla visione di quella comunità che si era formata a centinaia di chilometri dalla prima missione - mi era facile vedere una realtà che diveniva insostenibile. Perché? ... Perché comunità dello Zaire, dell'Africa Equatoriale, fatte di ottimi cristiani catechizzati da catechisti africani, dovevano rimanere privi di Eucarestia solo per la mancanza del prete? E perché mancava il prete? Perché tutti erano sposati e la Chiesa non ordinava che celibi. Ma possibile che l'essere celibi debba costituire una condizione così assoluta? Ma possibile che, per il solo fatto di essere sposati, venga negata la possibilità di consacrare il Corpo del Signore nell'assemblea dei fedeli? Ma Gesù aveva chiesto questo? O l'essere sposati è un tale difetto da rendere incapaci di divenire preti nella Chiesa di Cristo? No, no! Qui c'era qualcosa che non funzionava, qualcosa di incomprensibile nella situazione della Chiesa di oggi.

C'era evidentemente il peso di un passato, oramai superato, e che avrebbe dovuto essere affrontato. C'era l'obbedienza a una situazione storica di altri tempi che continuava a giocare il suo ruolo servendosi o della pigrizia dei cristiani, che è molta, o del potere misterioso che hanno i tabù nelle tradizioni secolari e nelle culture mitiche. Qual era stata la volontà di Gesù nell'istituzione dell'Eucarestia? Aveva chiesto il celibato o aveva chiesto: «Fate questo in memoria di me»? La volontà celibataria spinta all'inverosimile negli ultimi secoli, specie dai religiosi, non aveva finito per travisare la stessa volontà del Cristo? Tra il celibato obbligatorio che riduce il numero dei preti e la necessità di non lasciare le comunità senza Eucarestia, qual è la scelta da fare? La comunità non ha diritto all'Eucarestia? Perché negargliela solo perché non ha un celibe disposto a essere prete?

Ho avuto tra le mani una lettera scritta da un africano, cristiano ideale e padre di famiglia. La lettera era indirizzata al suo Vescovo e diceva pressappoco così: «Tata Vescovo, vorrei chiederti un regalo. Il nostro villaggio è tutto cristiano ma è piccolo piccolo e non potrà mai avere un sacerdote fisso per celebrare la messa ogni giorno, come noi desidereremmo. A volte dobbiamo aspettare mesi per avere la gioia di una messa. Tata Vescovo, abbiamo con noi il nostro catechista. È sposato, è buono, è ricco di fede e di carità. Perché non chiedi al Papa che ti dia il potere di ordinarlo sacerdote? Così avremo sempre l'Eucarestia». Che cosa rispondere a questo povero cristiano? Ci sono argomenti logici per negargli la richiesta? Basta dire in eterno che il sacerdozio deve essere conferito solo ai celibi? E perché non anche agli sposati? Esiste nella Scrittura questa proibizione? Cosa si faceva nella Chiesa delle origini? E nei primi secoli come avvenivano le cose? O piuttosto: non abbiamo noi, per necessità storiche o per i nostri gusti celibatari, cambiato addirittura la natura delle cose? Io credo di sì. Parlo come celibe, e di un celibato che Dio stesso mi ha dato come carisma irreversibile. Non vedo in me alternativa alla mia vita e ho tanta gioia in corpo, per questo dono confidatomi dal Signore, che oso dire con S. Paolo: «Fratelli, vorrei che foste tutti come me». Però, con altrettanta forza e consapevolezza, vi dico che avrei voluto ricevere l'Eucarestia da mio padre, ben degno di essere prete anche se sposato. Con altrettanta speranza vi affermo che siamo alla vigilia di un tempo in cui la Chiesa non farà più i soliti discorsi sulla mancanza di preti oggi, perché son discorsi non veri. Non mancano i preti oggi. Ce ne sono quanti occorrono e come sempre, nella generosità di Dio nei nostri riguardi, ancora di più. Ma sono tra gli sposati e la Chiesa deve cercarli là. Come sarà interessante non sentire più circolare la paura sulla mancanza dei preti nella Chiesa! Che gioia il giorno in cui la Comunità prenderà coscienza che le cose sono cambiate e che la chiusura dei seminari per soli celibi, svuotati da Dio stesso, è stata una grazia, una delle più grandi grazie del dopo Concilio! Con la pace, di tutti!

fr. Carlo Carretto, Ho cercato e ho trovato (1983), 125-129