Il Regno è dei poveri, dei perseguitati, ma anche dei bambini

Oggi pomeriggio ho passato il tempo trasportando bambini sul palo della bicicletta, andando e venendo per le strade quiete di Manoel Urbano. Erano più di venti, che, aspettando il loro turno, accompagnavano la bicicletta, correndo, rumorosi e allegri, per le vie polverose. Sono bambini lindi come sogni, con la loro pelle scura e i tratti indigeni. Che rilevanza ha questo in termini di liberazione? Nessuna, apparentemente. Basta, comunque, che abbia una rilevanza umana. Non è sufficiente per meritare ogni dedizione? In verità, il bambino è la gratuità. E' l'espressione viva del ricevere, dell'accogliere il Regno, che è sempre dono. In questo senso, essi sono il simbolo della suprema e più fine attività di cui è capace lo spirito.

Il Regno sta in questa dimensione: nella dimensione del bambino. Perché, allora, dovrebbe esserci più Regno nel tenere una conferenza a centinaia di persone importanti piuttosto che nel far divertire mezza dozzina di bambini trasportandoli sulla bicicletta?

E' vero, non è giusto contrapporre una cosa e l'altra. Più bello sarebbe se la gente potesse fare una conferenza come si portano i bambini sulla bicicletta. Con la stessa libertà e semplicità. Di chi è "servo inutile", dovunque sia o qualsiasi cosa faccia. Solo così talvolta la pratica politica cessa di essere una nuova forma di "giustificazione per le opere" che Paolo condannò irrevocabilmente e, prima di lui. Gesù di Nazareth.

C. Boff, Teologia pé-no-chão, Vozes, Petrópolis 1984, 20


(Teologia piede-nel-fango, diario di un viaggio per le Comunità di Base della Diocesi di Rio Branco, Stato dell'Acre, Brasile)