"Sono spettacoli indecorosi un crimine verso i giovani"
intervista a mons. Giancarlo Maria Bregantini a cura di Orazio La Rocca
«Sono i giovani le prime vittime degli indecorosi spettacoli di questi giorni. Perché quando si esaltano modelli discutibili come la corsa alla ricchezza, la forza del denaro e, ancora peggio, lo sfruttamento della bellezza della donna con modi di vivere moralmente inaccettabili, i ragazzi vengono inevitabilmente danneggiati. Al di là di tutti gli aspetti legati alle note vicende personali del premier, è questa la preoccupazione maggiore che sento di dover denunciare per quanto sta accadendo. E lo faccio come vescovo, come pastore e come uomo». Sul caso Ruby parla monsignor Giancarlo Maria Bregantini (63 anni), arcivescovo di Campobasso-Boiano, tra i più autorevoli esponenti del Consiglio permanente della Cei, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e del lavoro, ma anche presule di frontiera, essendo stato in passato prete operaio e vescovo di Locri, in Calabria, diocesi tra le più difficili. Un vescovo, quindi, abituato a sentire «le attese e le preoccupazioni delle persone. Come i sentimenti di sconcerto, di delusione e di smarrimento che - lamenta - colgo tra i miei diocesani di fronte al pessimo spettacolo che stanno offrendo quei politici da cui ci si dovrebbe aspettare ben altre testimonianze». Preoccupazioni che solleverà anche al Consiglio della Cei lunedì prossimo ad Ancona, dove la prolusione del presidente Angelo Bagnasco - stando alle attese - dovrebbe dar voce alle «inquietudini» della Chiesa.
Arcivescovo Bregantini, cosa prova di fronte al caso Ruby e allo scandalo dei festini nelle residenze di Berlusconi?
«Preoccupazione e smarrimento. Ma, al di là delle presunte responsabilità di chi è chiamato in causa per accuse tanto infamanti, e in attesa che su tutta la vicenda si faccia chiarezza nelle sedi opportune, mi preme sottolineare che questi episodi già un gravissimo danno lo hanno fatto e, per di più, alle fasce sociali più deboli, cioè i giovani».
E quali sarebbero questi danni?
«È vedere, con avvilimento, come la donna viene presentata, usata come un oggetto e buttato via. La bellezza fatta merce, la corsa al denaro, alla ricchezza e al potere: sono questi gli esempi dannosi che da determinati politici vengono propinati in questi giorni. E i giovani ne sono le prime vittime».
Si tratta di preoccupazioni sue o sono disagi avvertiti nelle visite pastorali?
«Sono preoccupazioni mie, ma anche disagi raccolti tra quanti incontro in diocesi. Proprio ieri, durante una visita in una scuola, ho avuto modo di parlare di quanto sta succedendo con insegnanti e studenti. Ebbene, in tanti mi hanno detto che le vicende del premier hanno già compromesso uno sforzo educativo portato avanti da anni da scuole e famiglie».
Chi sono i più preoccupati?
«I diretti interessati, gli insegnanti, gli studenti e i genitori. Ma fa pure male constatare che per ironia della sorte, spettacoli tanto indecorosi, offerti - quel che è peggio - da chi è chiamato a svolgere ben altre funzioni istituzionali, sono emersi all´inizio di questo nuovo decennio dedicato dalla Chiesa alla formazione e all´educazione. Anche questo è un danno».
Anche lei pensa che a questo punto il premier Berlusconi dovrebbe fare un passo indietro?
«Non ho suggerimenti politici. Ognuno deve assumersi le sue responsabilità. Ma le mie preoccupazioni vanno al di là dell´aspetto politico o giudiziario. Quel che mi preme sottolineare è il crimine che, a livello di educazione, si sta consumando a danno dei giovani, i quali di fronte a certi modelli, fatti di potere, forza, ricchezza e sfruttamento della donna, sono inevitabilmente attirati da sirene pericolosissime. Come vescovo è questa la prima denuncia che per ora mi sento di fare ad alta voce».
intervista a mons. Giancarlo Maria Bregantini a cura di Orazio La Rocca
«Sono i giovani le prime vittime degli indecorosi spettacoli di questi giorni. Perché quando si esaltano modelli discutibili come la corsa alla ricchezza, la forza del denaro e, ancora peggio, lo sfruttamento della bellezza della donna con modi di vivere moralmente inaccettabili, i ragazzi vengono inevitabilmente danneggiati. Al di là di tutti gli aspetti legati alle note vicende personali del premier, è questa la preoccupazione maggiore che sento di dover denunciare per quanto sta accadendo. E lo faccio come vescovo, come pastore e come uomo». Sul caso Ruby parla monsignor Giancarlo Maria Bregantini (63 anni), arcivescovo di Campobasso-Boiano, tra i più autorevoli esponenti del Consiglio permanente della Cei, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e del lavoro, ma anche presule di frontiera, essendo stato in passato prete operaio e vescovo di Locri, in Calabria, diocesi tra le più difficili. Un vescovo, quindi, abituato a sentire «le attese e le preoccupazioni delle persone. Come i sentimenti di sconcerto, di delusione e di smarrimento che - lamenta - colgo tra i miei diocesani di fronte al pessimo spettacolo che stanno offrendo quei politici da cui ci si dovrebbe aspettare ben altre testimonianze». Preoccupazioni che solleverà anche al Consiglio della Cei lunedì prossimo ad Ancona, dove la prolusione del presidente Angelo Bagnasco - stando alle attese - dovrebbe dar voce alle «inquietudini» della Chiesa.
Arcivescovo Bregantini, cosa prova di fronte al caso Ruby e allo scandalo dei festini nelle residenze di Berlusconi?
«Preoccupazione e smarrimento. Ma, al di là delle presunte responsabilità di chi è chiamato in causa per accuse tanto infamanti, e in attesa che su tutta la vicenda si faccia chiarezza nelle sedi opportune, mi preme sottolineare che questi episodi già un gravissimo danno lo hanno fatto e, per di più, alle fasce sociali più deboli, cioè i giovani».
E quali sarebbero questi danni?
«È vedere, con avvilimento, come la donna viene presentata, usata come un oggetto e buttato via. La bellezza fatta merce, la corsa al denaro, alla ricchezza e al potere: sono questi gli esempi dannosi che da determinati politici vengono propinati in questi giorni. E i giovani ne sono le prime vittime».
Si tratta di preoccupazioni sue o sono disagi avvertiti nelle visite pastorali?
«Sono preoccupazioni mie, ma anche disagi raccolti tra quanti incontro in diocesi. Proprio ieri, durante una visita in una scuola, ho avuto modo di parlare di quanto sta succedendo con insegnanti e studenti. Ebbene, in tanti mi hanno detto che le vicende del premier hanno già compromesso uno sforzo educativo portato avanti da anni da scuole e famiglie».
Chi sono i più preoccupati?
«I diretti interessati, gli insegnanti, gli studenti e i genitori. Ma fa pure male constatare che per ironia della sorte, spettacoli tanto indecorosi, offerti - quel che è peggio - da chi è chiamato a svolgere ben altre funzioni istituzionali, sono emersi all´inizio di questo nuovo decennio dedicato dalla Chiesa alla formazione e all´educazione. Anche questo è un danno».
Anche lei pensa che a questo punto il premier Berlusconi dovrebbe fare un passo indietro?
«Non ho suggerimenti politici. Ognuno deve assumersi le sue responsabilità. Ma le mie preoccupazioni vanno al di là dell´aspetto politico o giudiziario. Quel che mi preme sottolineare è il crimine che, a livello di educazione, si sta consumando a danno dei giovani, i quali di fronte a certi modelli, fatti di potere, forza, ricchezza e sfruttamento della donna, sono inevitabilmente attirati da sirene pericolosissime. Come vescovo è questa la prima denuncia che per ora mi sento di fare ad alta voce».
in “la Repubblica” del 21 gennaio 2011