Cristianamente e logicamente la guerra non si regge. Cristianamente, perché Dio ha comandato: «Tu non uccidere» (e «Tu non uccidere», per quanto ci si arzigogoli sopra, vuol dire: «Tu non uccidere»); e per di più si uccidono fratelli, figli di Dio, redenti dal sangue di Cristo; sì che l'uccisione dell'uomo è a un tempo omicidio perché uccide l'uomo; suicidio perché svena quel corpo sociale, se non pure quel corpo mistico, di cui l'uccisore stesso è parte; e deicidio perché uccide con una sorta di «esecuzione di effigie» l'immagine e la somiglianza di Dio, l'equivalenza del sangue di Cristo, la partecipazione, per la grazia, della divinità. (...)
E Cristo venne: e sulla sua culla, nella notte dei tempi, gli angeli cantarono: «Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini». Quel che è la gloria per Dio in cielo, è la pace per gli uomini in terra: la pace è la gloria degli uomini; la gloria è la pace di Dio. «Cristo è la nostra pace...», venuto «a recare il buon annunzio di pace», dice san Paolo ai romani, gente di guerra. La sua rivoluzione è la scoperta del fratello, fatta con la carità; e frutto della carità è la pace. La sua legge è il perdono: e il perdono tronca gli impulsi di guerra. La guerra denuncia, in chi la promuove, un ateismo effettivo, una ribellione a Dio. Una delle beatitudini evangeliche suona: «Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio». I pacifici sono i facitori di pace: perché la pace si fa, si produce. Il cristiano è un produttore di pace, che ricostruisce indefinitamente nel tessuto dei secoli: e cioè ricostituisce senza tregua la vita, facendo «guerra alla guerra» come dice Pio XII, per combattere il suo nemico, che è la morte. I facitori di pace saranno figli di Dio. I facitori di guerra saranno figli di Satana, che le Scritture chiamano «omicida». Dove vale il Vangelo, regna la pace, negli individui e nelle nazioni; dove si scatena la guerra, il Vangelo è violato, anche se teologi pavidi o ingenui o prezzolati abbiano sfigurato talora le parole di Cristo per legittimare il carnaio. (...)
La non-violenza non va confusa con la non-resistenza. Non-violenza è come dire: «no» alla violenza. È un rifiuto attivo del male, non un'accettazione passiva. La pigrizia, l'indifferenza, la neutralità non trovano posto nella non-violenza, dato che alla violenza non dicono né sì né no. La non-violenza si manifesta nell'impegnarsi a fondo. La non-violenza può dire con Gesù: «Non sono venuto a portare la pace ma la spada».
E Cristo venne: e sulla sua culla, nella notte dei tempi, gli angeli cantarono: «Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini». Quel che è la gloria per Dio in cielo, è la pace per gli uomini in terra: la pace è la gloria degli uomini; la gloria è la pace di Dio. «Cristo è la nostra pace...», venuto «a recare il buon annunzio di pace», dice san Paolo ai romani, gente di guerra. La sua rivoluzione è la scoperta del fratello, fatta con la carità; e frutto della carità è la pace. La sua legge è il perdono: e il perdono tronca gli impulsi di guerra. La guerra denuncia, in chi la promuove, un ateismo effettivo, una ribellione a Dio. Una delle beatitudini evangeliche suona: «Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio». I pacifici sono i facitori di pace: perché la pace si fa, si produce. Il cristiano è un produttore di pace, che ricostruisce indefinitamente nel tessuto dei secoli: e cioè ricostituisce senza tregua la vita, facendo «guerra alla guerra» come dice Pio XII, per combattere il suo nemico, che è la morte. I facitori di pace saranno figli di Dio. I facitori di guerra saranno figli di Satana, che le Scritture chiamano «omicida». Dove vale il Vangelo, regna la pace, negli individui e nelle nazioni; dove si scatena la guerra, il Vangelo è violato, anche se teologi pavidi o ingenui o prezzolati abbiano sfigurato talora le parole di Cristo per legittimare il carnaio. (...)
La non-violenza non va confusa con la non-resistenza. Non-violenza è come dire: «no» alla violenza. È un rifiuto attivo del male, non un'accettazione passiva. La pigrizia, l'indifferenza, la neutralità non trovano posto nella non-violenza, dato che alla violenza non dicono né sì né no. La non-violenza si manifesta nell'impegnarsi a fondo. La non-violenza può dire con Gesù: «Non sono venuto a portare la pace ma la spada».
Tu non uccidere (1955) di don Primo Mazzolari