«Prima che andassero a vivere insieme... » (Mt 1,18). Cosa significa «vivere insieme»? Soprattutto fare casa, costruire la casa. La casa che non è soltanto l'abitazione, ma il luogo dove accadono gli eventi decisivi della vita. I fatti più importanti della vita non sono alcuni accadimenti extra-ordinari, ma quando ci sentiamo toccati dagli altri. Ed è più dell'essere semplicemente prossimo. Chi ti tocca è entrato in te, ormai lo ospiti in casa, traccia solchi, lavora il tuo terreno, estirpa radici, porta semi, sollecita e risveglia le sorgenti della vita. Soltanto quelli che ti toccano sono in grado di cambiarti la vita. Fare casa è lasciarsi toccare dall'altro e toccarlo. Fare casa significa costruire comunicazione e tenerezza, generare futuro insieme. Perché questo è il sogno di Dio: che nessuno sia solo nella vita e che nessuna casa sia senza festa del cuore. Questa è la benedizione per tutta la terra, che ci si voglia bene, persona a persona, cuore a cuore, casa per casa, fino a coinvolgere l'intera città dell'uomo. Questo il miracolo da implorare sempre: estendere a livello di massa le relazioni calde e fragranti della famiglia. «Voi siete tutti fratelli»... Nella casa Dio ti sfiora, ti tocca. Lo fa in un giorno in cui sei così ubriaco di gioia e di amore da dire alla creatura che ami parole totali, assolute e che si vogliono eterne; ti tocca in un giorno di lacrime, nell'abbraccio dell'amico, o quando nel deserto del sempre uguale ti imbatti nell'inaudito.


Ermes Ronchi, Le case di Maria, 46