Un giorno senza cellulare come regalo di compleanno, per esempio: perchè l'ansia da connessione ci mangia la vita e mette a rischio le relazioni personali

Qui ci vuole un sabbatico: come difendersi dalla tecnologia selvaggia

di Maria Luisa Agnese

Ora pausa pranzo, camminando in via Garibaldi a Milano colgo al volo questo dialogo fra tre colleghi di lavoro due uomini e una donna che avanzano chiacchierando mentre lei, tipica ragazza della 27esima ora, controlla e mail/messaggi sul Blackberry. “Ma non potresti smetterla per un attimo? E parlare con noi?” le dice uno dei colleghi: “Siete tutte uguali, l'ho detto l'altro giorno a mia moglie: per il mio prossimo compleanno, voglio un regalo solo, per un giorno niente cellulare, computer, iPad: tutto spento”. Il telefonino o meglio l'ansia da continua connessione ci sta mangiando la vita. E sta mettendo a rischio le relazioni interpersonali e gli equilibri familiari e amicali. E' un'idea che mi frulla in testa quando da quando durante un week end in montagna due mesi fa sono rimasta scollegata per 24 ore per un incantesimo tecnologico (prima è rimasto muto l'iPhone, per il cambio di operatore e poi per un black out anche l' iPad) e sembravo un'anima in pena, parenti e amici mi dicevano: “Ma prendila con filosofia, in fondo sei due giorni in vacanza, goditela”. E se le donne sono più avanti anche in questo delirio, per ansia/obbligo di tenere tutto sotto controllo: marito, figli lavoro e amici, la sbornia da tecnologia preoccupa ormai parecchi, a cominciare dagli addetti ai lavori che, dopo l'entusiasmo dello stato nascente cercano regole, limitazioni, paletti per sfuggire alla condanna dell'essere sempre a disposizione 24 ore su 24: insomma un manuale di volo che permetta di sfruttare la tecnologia senza diventarne schiavi. Un passo indietro lo ha invocato un drogato per mestiere, come Nick Bolton commentatore principe di tecnologia sul New York Times che qualche tempo fa ha iniziato il suo post sul Blog Bits, pubblicando la schermata di Twitter con il suo stato “Non sto consultando Twitter”. E continuava raccontando varie esplorazioni per un uso più morigerato del mezzo: lui e sua moglie hanno cominciato a eliminarlo almeno a tavola, in famiglia, spronandosi a vicenda; un suo amico blogger, Joel Johnson editor di Gizmodo ha fatto un patto con la fidanzata, quando arrivano al ristorante sbrigano velocemente le ultime operazioni sui loro smart Phone, buttano un' ultima occhiata a Foursquare, poi li fanno sparire per un'oretta dalle loro vite. Altri hanno deciso un giorno “free”, venerdì sabato o domenica a seconda della religione, tanti perlomeno di non portarlo a letto. Nessuno poi vuole ripetere le malinconiche scenette di quattro (o più) amici al ristorante, ognuno con il naso sprofondato nel suo cellulare. “Basta ripetersi come un mantra: “Posso aspettare a consultare le email”. Urge dunque una moratoria, un sos famiglia, per regolamentare il nostro tempo dedicato al video fra Skipe Facebook, Facetime e Twitter, un sabbatico dalla tecnologia, uno stacco, un digiuno purificatore che aiuti a ripristinare una disciplina della mente, non c'è bisogno di fare sette telefonate per incontrarsi, basta darsi un appuntamento preciso: almeno noi che abbiamo vissuto anche senza, lo sappiamo, e dobbiamo provarci. Ricordiamocelo e insegnamolo alle nuove generazioni native digitali. Siete d'accordo o votate tecnologia selvaggia?