Zingaropoli a San Pietro

di Maria Galluzzo

Sabato prossimo Benedetto XVI riceverà in udienza più di 1500 zingari. Ci saranno rom, sinti, manouches, kalé, yenish e travellers. Arriveranno da venti paesi d'Europa per la ricorrenza dei 150 anni dalla nascita del loro patrono, il beato Zeffirino Giménez Malla, gitano martire della fede di origine spagnola che nel 1997 Giovanni Paolo II elevò agli altari. È la prima volta che un papa riceve a piazza san Pietro un gruppo così grande di rappresentanti delle popolazioni zingare. Paolo VI li incontrò a Pomezia nel 1965 e poi li accolse a Castel Gandolfo nel 1975. Giovanni Paolo II vide spesso molte delegazioni; proclamò il beato Zeffirino, e durante il Giubileo del 2000 pronunciò il mea culpa per i peccati commessi nei confronti degli zingari dai «figli della Chiesa». Il pellegrinaggio di sabato è organizzato dal Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti con la collaborazione della fondazione “Migrantes” della Cei, la diocesi di Roma e la Comunità di Sant'Egidio. Dalla Chiesa e dal volontariato arriva dunque come sempre una bella dimostrazione di attenzione alla condizione di queste popolazioni (15 milioni vivono in Europa, 170mila in Italia). Mentre molte città italiane si arroccano in posizioni di difesa come unica strategia, e a pochi giorni da una campagna elettorale per le amministrative che ha provato a diffondere la paura di “zingaropoli”, la galassia cattolica continua nella costruzione di un progetto di accoglienza che ha ormai radici lontane e profonde. Non dimentichiamo che la Santa Sede ha un dicastero ad hoc che si occupa di migranti e che da anni si è dotato di uno strumento per la pastorale degli zingari. Perché, come ha spiegato alla Radio Vaticana Marco Impagliazzo, presidente di Sant'Egidio, mentre da un lato si moltiplicano gli episodi di «antigitanismo», dall'altro si sa ancora troppo poco del fatto che «gli zingari stanno cambiando», che «c'è grande, grande voglia di integrazione nelle nostre società europee». Anche di questo si parlerà nell'incontro di sabato, accanto alle testimonianze di supertistiti di campi di sterminio: si metterà in luce una popolazione che vuole camminare nella storia e cogliere le opportunità di una positiva integrazione fatta di diritti - casa, istruzione, lavoro, cure mediche - ma anche di doveri.

in “Europa” del 9 giugno 2011