Tempi di cyberpastorale?

di Vittorio Cristelli

Il fenomeno è nuovo e nello stesso tempo molto pervasivo. Sto parlando della nuova comunicazione che avviene attraverso il computer. L'hanno chiamata rete, cyberspazio e blogosfera, che, attraverso agganci molteplici, permette a milioni di persone, soprattutto giovani, di dialogare con migliaia di altri uomini e donne oltre qualsiasi confine. Lo si sapeva che sono tanti i cybernauti che appunto “navigano”, come si dice, on-line. E tra loro ci sono anche preti con migliaia di interlocutori. Ma il fenomeno veniva considerato alla stregua di variazione sul tema delle divagazioni, una specie di nuova mèta che si aggiunge alle tante altre per passare il tempo libero. Ha incominciato però a fare notizia quando sulle onde dello spazio si sono formati movimenti che poi sono scesi anche in piazza. La grande, mondiale sorpresa è stata la “rivoluzione dei gelsomini”, un movimento insurrezionale che ha percorso e sta percorrendo tutto il Nord Africa, dall'Egitto alla Libia, passando per la Tunisia. Popoli interi che chiedono libertà e democrazia, senza specifici leader, ma collegati attraverso Internet. In spazi più circoscritti, ma in maniera non meno efficace è avvenuto anche in Italia con le donne del “Se non ora quando?”, scese in piazza a chiedere più dignità. Con i “grillini”. E certamente questo dialogo è intercorso anche alle spalle delle ultime elezioni amministrative con relative sorprese. Se ne è accorta anche la Chiesa italiana che, il 2 maggio scorso, promotori il Consiglio delle Comunicazioni Sociali e quello della Cultura, hanno indetto a Roma un incontro-dibattito con 150 bloggers, selezionati tra i tantissimi che vi aspiravano. Si è parlato appunto di “blogosfera” come ambito da scoprire e soprattutto da non ignorare per una possibile cyberpastorale. A parte le voci dei resistenti al nuovo e dei sospettosi, che pur ci sono state, altre voci hanno visto nella nuova agorà dello spazio opportunità di annuncio evangelico e di dialogo. Mons. Celli, presidente del Consiglio delle comunicazioni sociali, ha segnalato nella blogosfera la matrice di nuove culture. Il gesuita p. Antonio Spadaro ha rivelato di aver già aperto un suo blog di “cyberteologia”. P. Roderick Von-hoegen, pure gesuita, ricordando che gli apostoli erano pescatori, ha detto che per pescare ci vuole l'esca giusta e per i giovani d'oggi l'esca giusta è la Rete. Ma il più articolato è stato l'intervento di p. Federico Lombardi, direttore di Radio Vaticana e della Sala Stampa vaticana. Per p. Lombardi la blogosfera sospinge i credenti di oggi a rilanciare il tema dell'opinione pubblica nella Chiesa, che il Concilio aveva sollecitato ma poi è stato rimesso nel cassetto. Già, perché nella Chiesa ha diritto di svilupparsi anche l'opinione pubblica. Pio XII già nei primi anni '50 diceva, ad un congresso internazionale di giornalisti cattolici: “La Chiesa è un corpo vivente e qualcosa mancherebbe alla sua vita se le facesse difetto l'opinione pubblica, mancanza questa il cui demerito ricadrebbe sui fedeli e sui pastori”. Già, ricordate il vecchio “sensus Ecclesiae”? Quel sentire comune che credeva nell'Immacolata concezione di Maria e nella sua Assunzione al cielo, anni e secoli prima che fossero proclamati i rispettivi dogmi?! P. Lombardi ha auspicato anche che dell'opinione pubblica sulla rete avvenga un feedback, vale a dire una segnalazione all'autorità ecclesiastica, non perché ne derivino interventi di blocco, ma perché ci sia un vero dialogo con il “basso” dell'opinione pubblica. Certo, è da dire che Internet è un mezzo e come tale ambiguo come tutti i mezzi. Dipende da come si usa. (...)


in “vita trentina” del 5 giugno 2011