dagli Atti degli Apostoli 2, 1-11

Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».



Da duemila anni sappiamo che lo Spirito fa parlare tutte le lingue.

Dalla notte dei tempi sappiamo che gli abitanti di Babele presumevano orgogliosamente di arrivare ad essere come dio perché avevano una lingua sola (Genesi 11,1-9).

Dalla fondazione della Chiesa annunciamo che lo Spirito rende capaci gli apostoli di parlare le lingue dei popoli (si badi bene: non sono i popoli che imparano la lingua degli apostoli).

Allo Spirito piace così e suscita così e insegna così e si diffonde così.



Eppure alcuni figli della Chiesa nata dalle lingue pensano sia meglio il latino per lodare questo Signore.

Mah!


don Chisciotte