E' difficile esprimere quale coscienza di Gesù acquista Pietro di fronte alla predizione della passione. Certamente vive una prova terribile sperimentando, in qualche modo, Gesù come ostacolo, come inciampo. Forse si sente deluso: «Ma come? Ho accolto subito la tua chiamata, lasciando il mio mestiere, le mie reti, ti ho seguito per aiutarti a compiere la tua opera, a instaurare il regno, mi hai detto che volevi edificare la tua chiesa su di me, abbiamo vissuto momenti intensi di amicizia, e ora, improvvisamente, annunci che sarai respinto, rinnegato, tradito, ucciso? perché?». (...) Pietro vacilla, sente che deve andare avanti, che deve tener duro, e però non sa in quale modo; vuole essere fedele, ma Gesù si comporta con lui tradendo apparentemente la sua vita, il disegno che gli aveva proposto. Insomma gli si presenta come ostacolo, come blocco, come mistero ben al di là delle sue aspettative, dei suoi sogni, delle sue speranze. Pietro l'ha preso in disparte per non far fare a Gesù una brutta figura davanti agli altri, e le sue parole di rimprovero erano dettate da amore, da amicizia. Perché, allora, l'ha chiamato «satana»? In realtà, Pietro deve compiere un salto di qualità, e tuttavia non trova ragioni logiche per affidarsi ancora al Maestro. Ciascuno di noi, prima o poi, deve vivere una prova analoga; sarà la prova sulla Chiesa, sulla comunità, sul popolo che ci è stato affidato; sarà la prova sulle vicende tristi e dolorose che affrontano le persone che amiamo. Tutte situazioni nelle quali non possiamo cavarcela con il solo strumento della evoluzione progressiva della conoscenza; occorre accettare la rottura, il superamento, il rivelarsi del mistero di Dio come totalmente diverso dal nostro modo di pensare: «Lungi da me, satana!, perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Fino a quel momento la vita di Pietro procedeva abbastanza tranquillamente, il suo stare con Gesù non creava alcun problema, ma ora egli sperimenta la rottura, capisce che il suo amore per il Maestro deve essere purificato: è la prima grande prova del suo cammino e del suo attaccamento a Gesù. Non si allontana però e continua a seguire colui che l'ha chiamato quel giorno, lungo il lago di Galilea e che poi gli ha conferito la missione, la sua vera identità. Può essere utile rileggere la confessione di Pietro nel vangelo secondo Giovanni (6, 66-69).

Carlo Maria Martini, Le confessioni di Pietro, 54-57 passim