"I tank di Israele, ora nello stadio a Ramallah debutta la Palestina. Col calcio costruiremo la nazione".
di Fabio Scuto
In un tripudio di canti, musica, lacrime e bandiere al vento nel piccolo stadio intitolato a Feisal Husseini, storico leader dell´Olp, la nazionale palestinese ha giocato ieri pomeriggio il suo primo match in casa per la qualificazione ai mondiali in Brasile nel 2014. Spalti affollati come il palco delle autorità dove sedevano il premier Salam Fayyad, gran tifoso di calcio, e Jibril Rajub, presidente del Comitato Olimpico Palestinese, un burbero ex guerrigliero convertito alla "non violenza" che dirige con pugno fermo il football palestinese, e diversi ministri dell´Anp.
Per i palestinesi il match con la nazionale afgana è stato un po´ "la madre di tutte le partite", lo è stato in realtà anche per la compagine afgana: due Paesi dalla vita certamente "travagliata". I calciatori afgani - arrivati a Ramallah attraverso il valico con la Giordania al Ponte di Allenby - come quelli palestinesi nei 90 minuti hanno dato il massimo, vista anche la calura che avvolgeva il campo in erba sintetica. È finita in parità, 1-1 per la cronaca calcistica dell´incontro (...). Ma è stata soprattutto una grande festa, l´evento è filato liscio e gli ispettori della Fifa si sono voluti complimentare con l´organizzazione. Il calcio palestinese vuole essere ambasciatore di una Palestina diversa, lo sport può diventare lo strumento di un riscatto cercato per anni con le armi in pugno. Certo giocare al calcio in un Paese sotto occupazione militare non è cosa semplice ma «il calcio è una missione per costruire una nazione indipendente», dice Abu Sahid, mezzapunta della nazionale palestinese. «Non puoi immaginare l´emozione quando prima del match viene suonato il nostro inno, la gente in piedi sugli spalti, la mano sul cuore
Tutto può servire per la costruzione della pace
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