Pietro [in Mt 16, 13-19] vive un momento di folgorazione straordinaria, un momento che, con la grazia di Dio, deve avvenire - in un istante o in un'esperienza diluita - nella vita di ciascuno di noi. Egli infatti congiunge l'idea generica del Dio vero, ma misterioso, con la presenza di Gesù. Questo Gesù è il Cristo di Dio, il suo inviato, è il Figlio stesso di Dio, la sua rivelazione nella storia. E' impossibile descrivere quello che deve aver provato Pietro: colui che l'ha chiamato, che gli ha affidato un'impresa, che gli ha offerto amicizia, è il Figlio del Dio vero. Tutto il mondo religioso di Pietro, la sua religiosità generica, concettuale, si concentra nella persona, nel volto di Gesù e acquista un'attualità, una vivacità, una potenza formidabile che lo folgora. Quanto aveva sentito nelle prediche, nella sinagoga, tutta la realtà di Dio che aveva conosciuto, le teofanie del passato, gli interventi straordinari di Jahwé in mezzo al popolo eletto, l'intera storia sacra è davanti a lui. Dio non tace più, non è più lontano, inaccessibile, che esiste e però non lo riguarda; Dio, il Signore delle schiere, il Santo, il Benedetto, Colui che ha creato i cieli e la terra è davanti a Pietro in Gesù. «Io - dice Pietro con profonda commozione - sono oggetto dell'amore di Dio. Io sono stato scelto da questo Dio che vive una passione d'amore per l'uomo storico». Ha così colto il punto unificatore delle sue conoscenze disparate sul mondo di Dio e le ha di fronte come amicizia. Per questo riceve la sua vera identità da Gesù: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa», tu che hai capito che il vero Dio è il Dio di Gesù Cristo puoi ricevere un'identità (Pietro-pietra) che è una missione precisa e connessa con questa nuova conoscenza del volto di Dio. Si tratta di un'esperienza singolarissima, stupenda, radice di tutte le altre. E' l'esperienza di Paolo a Damasco, quando il Dio generico si svela nel Cristo risorto che entra con forza nella sua vita; nel momento in cui gli viene conferita la missione, Paolo capisce chi è lui, che cosa deve fare, perché prima ha sbagliato, qual è il modo nuovo di leggere la storia del mondo e dell'umanità. E' una conoscenza di Dio che è insieme conversione-vocazione-missione, assunzione di un nuovo orizzonte interpretativo in cui tutto viene ripensato a partire dall'incontro.

Carlo Maria Martini, Le confessioni di Pietro, 45-47