La felicità si legge davvero negli occhi
di Danilo di Diodoro
Chi è di umore allegro tende a guardare gli altri negli occhi, chi è triste o francamente depresso evita di incontrare lo sguardo dei suoi interlocutori. In quanto veicolo diretto di emozioni, gli occhi rappresentano infatti una sorta di snodo sentimentale del viso e attorno a essi si gioca una partita relazionale cruciale. Lo conferma uno studio realizzato da due ricercatori inglesi, Peter Hills e Michael Lewis, rispettivamente dell'Anglia Ruskin University di Cambridge e della Cardiff University. La ricerca si è basata sulla capacità di individuare, da parte dei ragazzi poco più che ventenni studiati, piccole modifiche realizzate al computer sui particolari di una serie di facce. In tal modo è stato possibile scoprire quanto l'attenzione delle persone in quel momento allegre si soffermasse su ciascuna area del viso rispetto a persone che in quel momento erano tristi o in una condizione di neutralità emotiva. Per poter disporre nell'esperimento di ragazzi in quel momento allegri o tristi i due ricercatori inglesi hanno esposto i loro 36 soggetti a tre diverse musiche: il Requiem di Mozart, la sigla di A-team e la colonna sonora del film Caccia a Ottobre rosso. La prima, ovviamente, ha indotto uno stato d'animo triste e meditativo, la seconda allegro, la terza è stata invece considerata emotivamente neutra. I differenti comportamenti tenuti dalle persone in diversi stati d'animo nell'esplorare i visi, sono di una certa rilevanza per le ripercussioni che hanno sulla vita di tutti i giorni. L'incrocio degli sguardi rappresenta infatti un importante elemento di scambio sociale, non solo tra le persone, ma anche nelle interazione uomo-animale. (...) È sempre principalmente attraverso l'osservazione degli occhi che ci si fa un'idea dello stato d'animo di chi che si ha di fronte, e forse è proprio per questo che chi è triste o depresso tende a "scivolare via" dallo sguardo dell'interlocutore. Quest'ultimo comportamento è già noto per le persone molto timide o affette da quella forma estrema di timidezza che è la fobia sociale. In questi casi si crea un vero e proprio circolo vizioso: la persona timida non guarda gli altri negli occhi e questo comportamento genera una risposta di freddezza e un diminuito livello di interazione da parte delle altre persone, così che il timido riceve una conferma della propria inadeguatezza sociale e si chiude ancora di più alle relazioni interpersonali. Inoltre, si sa da ricerche precedenti che più una persona è ansiosa e tesa nei rapporti, più è pronta nel cogliere eventuali sfumature di atteggiamenti critici o minacciosi nel viso dell'interlocutore, trovando anche in questo caso conferma dei propri timori. Il settore di ricerca sul valore comunicativo del viso è molto sviluppato in psicologia, tanto che sono anche state scoperte delle aree del cervello particolarmente coinvolte nella valutazione dell'espressione facciale degli altri individui. (...)
Le finestre del cuore
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