postato l'8 aprile 2011

(...) Poco m'importa quale trattamento riservino le penne illustri a Giuda. Ho sempre la possibilità, al colmo del disgusto, di chiudere i libri dove gli si rovesciano addosso le requisitorie più spietate, e aprire il Vangelo. Qui Gesù, nel momento stesso in cui Giuda consuma il tradimento attraverso uno dei segni più sacri dell'amore, il bacio, tira fuori dal vocabolario del proprio cuore un unico nome: «Amico!». Ciò mi basta. Gli epiteti obbrobriosi che gli hanno affibiato i grandi letterati, non m'interessano più. Per chi sa leggere il Vangelo, c'è una sola definizione accettabile di Giuda: l'amico del Cristo. No. Non mi scandalizzo che Gesù abbia chiamato il traditore con l'epiteto di «Amico». È una cosa anzi, che mi pervade di gioia. Perché quel nome spetta anche a me di diritto. Anch'io, infatti, ho imparato a tradire. Anch'io ho tradito mille volte. Ognuno degli Apostoli, per un momento, ha avuto coscienza che poteva essere lui il traditore...(...) Gli Apostoli, nonostante il cibo soprannaturale che era stato «fabbricato» proprio in quel momento da Gesù, sono rimasti tranquillamente al proprio posto. Non si sono spinti a rincorrere Giuda. Eppure, probabilmente, il Cristo aspettava qualcosa del genere da loro. Sperava che il proprio Corpo sarebbe servito a compiere quel gesto pazzo. Invece ha dovuto assistere, deluso, a un secondo tradimento. Il tradimento degli amici verso il traditore... (continua - fai il download tra i nostri Testi)


Alessandro Pronzato, Vangeli scomodi, 381-388