Il bunga bunga negoziabile
di Aldo Maria Valli
Il Rubygate ha provocato nel mondo cattolico disagi molto più forti di quelli che appaiono in superficie. Basta fare un giro nelle parrocchie, parlare con la gente, ascoltare i giudizi di laici, preti e religiosi per rendersene conto. Anche chi, soprattutto in funzione anti-laicista, continuava strenuamente a concedere aperture di credito a Silvio Berlusconi, considerato nonostante tutto un attendibile defensor fidei, ora incomincia a vacillare: potrà mai venire qualcosa di buono, per i cattolici, dall'uomo di Arcore? I sondaggi di Famiglia cristiana, le prese di posizione dei settimanali diocesani e alcune lettere inviate all'Avvenire hanno portato alla luce un'indignazione che si va allargando. E un'indagine Swg per l'Associazione cristiano sociali dice che un cattolico su due giudica troppo indulgente la posizione della Chiesa nei confronti del presidente del consiglio. Il premier si è affrettato a ricucire puntando sulle sirene più suadenti alle orecchie del papa e della gerarchia vaticana: i cosiddetti valori non negoziabili. Il no ai matrimoni gay e alle adozioni per i single rientrano in questa logica. E anche l'attacco agli insegnanti delle scuole statali, nelle intenzioni del premier, aveva questa funzione. Ma sulla scuola Berlusconi è scivolato, perché la sua foga polemica contro l'istruzione pubblica non è piaciuta nemmeno a tanti cattolici. E lo stesso presidente della Cei Bagnasco ieri ha detto che gli insegnanti bravi sono sia nella scuola pubblica che in quella privata. Se dunque sabato i cristiano riformisti, costola del Pdl, hanno applaudito il discorso del Cavaliere, l'universo cattolico per lo più rumoreggia e mugugna. E avanza riserve nei confronti delle stesse gerarchie, ritenute troppo silenziose e prudenti se non appiattite su Berlusconi. Per esempio, la partecipazione del segretario di stato Bertone e del cardinale Bagnasco alla cerimonia commemorativa dei Patti lateranensi, il 18 febbraio a Roma, non è andata giù a molti. Se i vertici della Chiesa l'avessero disertata, si sostiene da più parti, il segnale sarebbe stato fortissimo. In proposito La voce del popolo, settimanale diocesano di Brescia, si è spinto a rivolgersi esplicitamente a Bertone: «Se non si ha il coraggio di condannare esplicitamente certi comportamenti, almeno si eviti di sdoganarli». L'operazione riaggancio tentata da Berlusconi sembra quindi mostrare un limite: tecnicamente è ineccepibile, perché punta su ciò che le gerarchie hanno di più caro. Ma dal punto di vista sostanziale appare vecchia. Rivolgendosi alle gerarchie, il Cavaliere sceglie un interlocutore che in questo momento, sulle vicende di cui ci stiamo occupando, non è in sintonia con la pancia del popolo cattolico. Nell'intervista prontamente chiesta dal Giornale al cardinale Bagnasco il presidente dei vescovi italiani dice che il disegno di legge sul fine vita, in discussione dal 7 marzo alla camera, va sostenuto con decisione. Quella del testamento biologico è un'altra frontiera che lega a doppio filo gerarchie ecclesiali e attuale governo, ma anche in questo caso c'è da chiedersi se lo stesso filo leghi l'intero mondo cattolico. In proposito un vescovo ci diceva in questi giorni: «La Chiesa parla di valori non negoziabili, ma a molti di noi piacerebbe che si parlasse dei valori costituzionali». E un prete di Crema ha scritto ad Adista: «È necessario un supplemento di libertà evangelica per sganciarsi decisamente da un sistema di governo che, attraverso benefici e privilegi, sembra avvantaggiare il mondo ecclesiastico, ma in realtà aliena e impoverisce sia a livello culturale sia a livello socioeconomico i credenti che ripongono fiducia non nell'amore al potere ma nel potere dell'amore».
di Aldo Maria Valli
Il Rubygate ha provocato nel mondo cattolico disagi molto più forti di quelli che appaiono in superficie. Basta fare un giro nelle parrocchie, parlare con la gente, ascoltare i giudizi di laici, preti e religiosi per rendersene conto. Anche chi, soprattutto in funzione anti-laicista, continuava strenuamente a concedere aperture di credito a Silvio Berlusconi, considerato nonostante tutto un attendibile defensor fidei, ora incomincia a vacillare: potrà mai venire qualcosa di buono, per i cattolici, dall'uomo di Arcore? I sondaggi di Famiglia cristiana, le prese di posizione dei settimanali diocesani e alcune lettere inviate all'Avvenire hanno portato alla luce un'indignazione che si va allargando. E un'indagine Swg per l'Associazione cristiano sociali dice che un cattolico su due giudica troppo indulgente la posizione della Chiesa nei confronti del presidente del consiglio. Il premier si è affrettato a ricucire puntando sulle sirene più suadenti alle orecchie del papa e della gerarchia vaticana: i cosiddetti valori non negoziabili. Il no ai matrimoni gay e alle adozioni per i single rientrano in questa logica. E anche l'attacco agli insegnanti delle scuole statali, nelle intenzioni del premier, aveva questa funzione. Ma sulla scuola Berlusconi è scivolato, perché la sua foga polemica contro l'istruzione pubblica non è piaciuta nemmeno a tanti cattolici. E lo stesso presidente della Cei Bagnasco ieri ha detto che gli insegnanti bravi sono sia nella scuola pubblica che in quella privata. Se dunque sabato i cristiano riformisti, costola del Pdl, hanno applaudito il discorso del Cavaliere, l'universo cattolico per lo più rumoreggia e mugugna. E avanza riserve nei confronti delle stesse gerarchie, ritenute troppo silenziose e prudenti se non appiattite su Berlusconi. Per esempio, la partecipazione del segretario di stato Bertone e del cardinale Bagnasco alla cerimonia commemorativa dei Patti lateranensi, il 18 febbraio a Roma, non è andata giù a molti. Se i vertici della Chiesa l'avessero disertata, si sostiene da più parti, il segnale sarebbe stato fortissimo. In proposito La voce del popolo, settimanale diocesano di Brescia, si è spinto a rivolgersi esplicitamente a Bertone: «Se non si ha il coraggio di condannare esplicitamente certi comportamenti, almeno si eviti di sdoganarli». L'operazione riaggancio tentata da Berlusconi sembra quindi mostrare un limite: tecnicamente è ineccepibile, perché punta su ciò che le gerarchie hanno di più caro. Ma dal punto di vista sostanziale appare vecchia. Rivolgendosi alle gerarchie, il Cavaliere sceglie un interlocutore che in questo momento, sulle vicende di cui ci stiamo occupando, non è in sintonia con la pancia del popolo cattolico. Nell'intervista prontamente chiesta dal Giornale al cardinale Bagnasco il presidente dei vescovi italiani dice che il disegno di legge sul fine vita, in discussione dal 7 marzo alla camera, va sostenuto con decisione. Quella del testamento biologico è un'altra frontiera che lega a doppio filo gerarchie ecclesiali e attuale governo, ma anche in questo caso c'è da chiedersi se lo stesso filo leghi l'intero mondo cattolico. In proposito un vescovo ci diceva in questi giorni: «La Chiesa parla di valori non negoziabili, ma a molti di noi piacerebbe che si parlasse dei valori costituzionali». E un prete di Crema ha scritto ad Adista: «È necessario un supplemento di libertà evangelica per sganciarsi decisamente da un sistema di governo che, attraverso benefici e privilegi, sembra avvantaggiare il mondo ecclesiastico, ma in realtà aliena e impoverisce sia a livello culturale sia a livello socioeconomico i credenti che ripongono fiducia non nell'amore al potere ma nel potere dell'amore».
in “Europa” del 1 marzo 2011