Ciò avviene quando la sessualità viene sublimata in uno spiritualismo angelico e diventa paranoica. Quest'atteggiamento per decenni è stato un tarlo nell'educazione pseudo-cattolica, preoccupata quasi esclusivamente della purezza intesa moralisticamente. Come non ricordare il modo disumano con cui sono state realizzate le biografie di figure grandi e umane come san Luigi Gonzaga o santa Maria Goretti, i santi della purezza per eccellenza? Purtroppo questo genere di agiografia si spinge fino al ridicolo: per esempio, alcuni biografi di san Luigi arrivavano ad affermare in modo patetico che questi era tanto puro che, quando sua mamma gli dava il latte, egli chiudeva gli occhi per non guardarle il seno. Quanti falsi scandali crearono nelle menti dei lettori!
Al contrario, adesso viviamo immersi nell'atteggiamento opposto: una genitalità svincolata dalla sessualità e, di conseguenza, una completa sregolatezza che annulla la personalità. Se vi sono dei Paesi dove c'è una percentuale altissima di bambini senza padre, la spiegazione è individuabile in questo fenomeno. La triste cultura dell'istintività genitale, che coinvolge addirittura chi, per la sua posizione o per il suo ruolo sociale, dovrebbe essere una figura esemplare, è il frutto di questa divisione.
Allora, come si può costruire una società umana se la mente è malata di sesso? «Animalis homo non percepit ea quae sunt a Deo» afferma l'apostolo. «L'uomo animale non può neppure percepire qualcosa del divino» e, di conseguenza, dell'umano. L'apostolo, con la sua affermazione, dice con severità: come può un uomo gestire una famiglia, una società, un paese, se la sua vita è quella di un animale? Siamo seri: chi, dotato di un sano uso della ragione, nominerebbe responsabile della propria azienda o di qualsiasi istituzione un uomo la cui mente è piena di fango? Nessuno. Perché è evidente che, in breve tempo, porterebbe qualunque impresa al fallimento. Già lo vediamo quando un impiegato ha un'amante e, tradendo la propria moglie, nella maggior parte dei casi, assume come proprio stile di vita l'inganno e la menzogna.
Pensiamo alle parole che Dante Alighieri mette in bocca a Ulisse nel XXVI canto dell'Inferno, quando l'eroe greco si rende conto che i suoi compagni di viaggio si stanno facendo fuorviare dalla sensualità della maga Circe: «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza». Li induce con durezza a usare la ragione, l'unico elemento che permette all'uomo di vivere, sostenuto dalla fede, l'unità di sessualità e genitalità.
Al contrario, adesso viviamo immersi nell'atteggiamento opposto: una genitalità svincolata dalla sessualità e, di conseguenza, una completa sregolatezza che annulla la personalità. Se vi sono dei Paesi dove c'è una percentuale altissima di bambini senza padre, la spiegazione è individuabile in questo fenomeno. La triste cultura dell'istintività genitale, che coinvolge addirittura chi, per la sua posizione o per il suo ruolo sociale, dovrebbe essere una figura esemplare, è il frutto di questa divisione.
Allora, come si può costruire una società umana se la mente è malata di sesso? «Animalis homo non percepit ea quae sunt a Deo» afferma l'apostolo. «L'uomo animale non può neppure percepire qualcosa del divino» e, di conseguenza, dell'umano. L'apostolo, con la sua affermazione, dice con severità: come può un uomo gestire una famiglia, una società, un paese, se la sua vita è quella di un animale? Siamo seri: chi, dotato di un sano uso della ragione, nominerebbe responsabile della propria azienda o di qualsiasi istituzione un uomo la cui mente è piena di fango? Nessuno. Perché è evidente che, in breve tempo, porterebbe qualunque impresa al fallimento. Già lo vediamo quando un impiegato ha un'amante e, tradendo la propria moglie, nella maggior parte dei casi, assume come proprio stile di vita l'inganno e la menzogna.
Pensiamo alle parole che Dante Alighieri mette in bocca a Ulisse nel XXVI canto dell'Inferno, quando l'eroe greco si rende conto che i suoi compagni di viaggio si stanno facendo fuorviare dalla sensualità della maga Circe: «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza». Li induce con durezza a usare la ragione, l'unico elemento che permette all'uomo di vivere, sostenuto dalla fede, l'unità di sessualità e genitalità.
Aldo Trento, I dieci comandamenti (con una lettera di don Massimo Camisasca), 54-55, nella collana promossa dal settimanale Tempi