Dal trattato su «Le opere e le elemosine»
di san Cipriano, vescovo e martire (25-26: CXI, 71-72)
Pensiamo, fratelli carissimi, a ciò che fece il popolo dei fedeli con la guida degli apostoli, quando in quei primi tempi gli animi erano dotati di maggiore virtù; quando coloro che credevano, professavano con novello fervore la propria fede; quando vendevano le proprie abitazioni, vendevano i campi, e largamente e di buona voglia offrivano agli apostoli le loro sostanze perché le dispensassero a beneficio dei poveri; quando alienavano e dissipavano il patrimonio terreno, trasferendolo là dove si raccolgono i frutti di un possesso eterno e comprando case nelle quali avrebbero abitato per sempre. Il moltiplicarsi delle opere corrispondeva alla loro concordia d'amore, come sta scritto negli Atti degli apostoli: «La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune» (At 4,32). Questo è davvero nascere spiritualmente; questo è imitare secondo la legge celeste l'equità di Dio Padre: perché tutto quello che è di Dio, è di uso comune per tutti gli uomini; nessuno deve essere escluso dai suoi benefici né dai suoi doni, in modo che tutto il genere umano possa ugualmente godere della bontà e liberalità divina. Così tutti ugualmente illumina la luce del giorno, per tutti brilla il sole e spira il vento, tutti bagna la pioggia, tutti dormono di un solo sonno, su tutti splendono le stelle e la luna. Quale esempio di uguaglianza, quindi, se colui che possiede in questo mondo, rende partecipe delle sue rendite i suoi fratelli e, donando senza interesse, diventa disponibile a gratuite elargizioni e giusto, mostrandosi in tal modo imitatore di Dio Padre. Quale gloria, fratelli carissimi, quanto grande e profonda letizia sarà la nostra allorché il Signore incomincerà a passare in rassegna il suo popolo, a retribuire ciascuno con i premi da lui promessi, secondo i nostri meriti e le nostre buone opere! Li rimunererà con beni celesti invece che terreni, eterni invece che temporali, grandi invece che piccoli; ci offrirà al Padre, al quale ci ha restituito con la sua santificazione; ci darà quell'immortalità che ci ha ricomprato con il suo sangue; ci farà nuovamente tornare in paradiso e ci aprirà i cieli secondo la fede e la verità della sua promessa.
Queste prospettive dobbiamo conservare impresse nei nostri cuori, queste promesse dobbiamo capire nella piena luce della fede; queste mete dobbiamo amare con tutto il cuore; queste ricchezze dobbiamo acquistare con la magnanimità delle nostre opere. Degna e divina cosa è l'elemosina, fratelli carissimi: opera salutare, valido conforto per quelli che credono; presidio per la nostra salvezza e sicurezza; bastone della speranza, salvaguardia della fede; medicina del peccato; fortuna posta nelle mani di colui che la compie; impresa grande e facile da eseguire; corona di pace senza pericolo di persecuzione; vero e grandissimo regalo di Dio, necessario ai deboli e splendente di gloria per coloro che sono forti. Con l'aiuto di questo dono, il cristiano conquista e possiede la grazia spirituale, si rende propizio Cristo, suo giudice, rende Dio quasi suo debitore.
di san Cipriano, vescovo e martire (25-26: CXI, 71-72)
Pensiamo, fratelli carissimi, a ciò che fece il popolo dei fedeli con la guida degli apostoli, quando in quei primi tempi gli animi erano dotati di maggiore virtù; quando coloro che credevano, professavano con novello fervore la propria fede; quando vendevano le proprie abitazioni, vendevano i campi, e largamente e di buona voglia offrivano agli apostoli le loro sostanze perché le dispensassero a beneficio dei poveri; quando alienavano e dissipavano il patrimonio terreno, trasferendolo là dove si raccolgono i frutti di un possesso eterno e comprando case nelle quali avrebbero abitato per sempre. Il moltiplicarsi delle opere corrispondeva alla loro concordia d'amore, come sta scritto negli Atti degli apostoli: «La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune» (At 4,32). Questo è davvero nascere spiritualmente; questo è imitare secondo la legge celeste l'equità di Dio Padre: perché tutto quello che è di Dio, è di uso comune per tutti gli uomini; nessuno deve essere escluso dai suoi benefici né dai suoi doni, in modo che tutto il genere umano possa ugualmente godere della bontà e liberalità divina. Così tutti ugualmente illumina la luce del giorno, per tutti brilla il sole e spira il vento, tutti bagna la pioggia, tutti dormono di un solo sonno, su tutti splendono le stelle e la luna. Quale esempio di uguaglianza, quindi, se colui che possiede in questo mondo, rende partecipe delle sue rendite i suoi fratelli e, donando senza interesse, diventa disponibile a gratuite elargizioni e giusto, mostrandosi in tal modo imitatore di Dio Padre. Quale gloria, fratelli carissimi, quanto grande e profonda letizia sarà la nostra allorché il Signore incomincerà a passare in rassegna il suo popolo, a retribuire ciascuno con i premi da lui promessi, secondo i nostri meriti e le nostre buone opere! Li rimunererà con beni celesti invece che terreni, eterni invece che temporali, grandi invece che piccoli; ci offrirà al Padre, al quale ci ha restituito con la sua santificazione; ci darà quell'immortalità che ci ha ricomprato con il suo sangue; ci farà nuovamente tornare in paradiso e ci aprirà i cieli secondo la fede e la verità della sua promessa.
Queste prospettive dobbiamo conservare impresse nei nostri cuori, queste promesse dobbiamo capire nella piena luce della fede; queste mete dobbiamo amare con tutto il cuore; queste ricchezze dobbiamo acquistare con la magnanimità delle nostre opere. Degna e divina cosa è l'elemosina, fratelli carissimi: opera salutare, valido conforto per quelli che credono; presidio per la nostra salvezza e sicurezza; bastone della speranza, salvaguardia della fede; medicina del peccato; fortuna posta nelle mani di colui che la compie; impresa grande e facile da eseguire; corona di pace senza pericolo di persecuzione; vero e grandissimo regalo di Dio, necessario ai deboli e splendente di gloria per coloro che sono forti. Con l'aiuto di questo dono, il cristiano conquista e possiede la grazia spirituale, si rende propizio Cristo, suo giudice, rende Dio quasi suo debitore.