Vento d'Africa: segno dei tempi?
di Vittorio Cristelli
È sempre utile guardarsi attorno e questa rubrica già nel nome "periscopio" ha questa funzione. Ma per i credenti è pure un dovere, coscienti come dovrebbero essere che lo Spirito parla e soffia non solo attraverso le Scritture ma anche attraverso i segni dei tempi. Nel mese che ci siamo appena lasciato alle spalle il vento ha soffiato dall'Africa. Quel continente, che un certo cliché duro a morire ci dipingeva come regno delle tenebre sta emettendo sprazzi di luce che lo qualificano come maestro da ascoltare. Ho già parlato in questa rubrica dell'Africa settentrionale in rivolta da Tunisi all'Egitto alla Libia. Una rivolta in nome della libertà, della dignità umana e della partecipazione democratica portata avanti soprattutto dai giovani. Qualche osservatore internazionale ha rilevato che neanche da noi del Nord cristiano ricco e democratico c'è più questa sensibilità ai valori e ci limitiamo a paventare i pericoli di invasioni che potrebbero venire da quelle zone tormentate. Una cecità che ha contraddistinto anche i rapporti commerciali e governativi con i dittatori di quei Paesi. Il vento spira dall'Africa. Un po' più a sud e precisamente da Dakar, capitale del Senegal, altri messaggi sono partiti dal Forum Sociale Mondiale che in quella città si è celebrato dal 6 all'11 febbraio. Anche di quello ho già parlato rilevando in particolare le tematiche affrontate dal Forum mondiale di teologia e liberazione. Ma il Forum sociale ha elaborato anche altre tematiche che ci riguardano da vicino. Ne accenno alcune. Dall'isola di Gorèe, tristemente famosa per essere stata luogo di raccolta degli schiavi africani prima di partire per le Americhe, è stata lanciata la "Carta mondiale dei migranti". In essa si propone un'alleanza mondiale degli stessi migranti per chiedere la partecipazione ad una società mondiale pluralista, solidale e responsabile. E si elencano i diritti dei migranti alla libera circolazione, al lavoro, all'istruzione, alla sicurezza, all'alloggio e a far conoscere la propria cultura e religione. La "Caritas Internationalis" presente al Forum ha segnalato una tipologia di migranti che non è contemplata nemmeno nel protocollo per i rifugiati dell'ONU. Sono i "migranti ambientali", quelli cioè che fuggono dai loro Paesi a causa di inondazioni, siccità e calamità naturali. Di necessità di maggior democrazia e di governi capaci di gestire le risorse con il criterio del bene comune hanno parlato a Dakar soprattutto le donne africane, che hanno coniato una dizione nuova: "la sovranità alimentare". C'è una rivendicazione dell'agricoltura familiare, della difesa dei prezzi dei frutti della terra, insidiati dalla concorrrenza dei prodotti del Nord del mondo che possono contare su sovvenzioni governative. E approdano ad una concezione dello Stato, la cui prima sovranità non è nell'esercito bensì nella garanzia della sufficienza alimentare per i propri cittadini. Interessante a questo punto è sapere che per questo loro impegno concreto e concettuale le donne africane sono state candidate al "Premio Nobel per la pace". La Caritas italiana al Forum di Dakar ha inserito il concetto, che dovrebbe diventare convinzione di tutti, che "ogni nostro comportamento a livello personale, sociale, economico e politico ha conseguenze dirette e indirette su tutta l'umanità'. E' frutto della globalizzazione ma anche della visione cristiana della vita. E' quello che p. Ernesto Balducci chiamava "l'uomo planetario". Ribadisco i temi affrontati dal Forum di teologia e liberazione: religioni, violenza e pace; capitalismo e religione; teologia ed ecologia; crisi di civiltà ed esperienza religiosa. Il tutto per un'operazione che può suonare tautologica ma che invece segnala la crisi antropologica: "Umanizzare l'umanità". E' vento d'Africa ma non quello che porta nell'atmosfera le sabbie del deserto, bensì quello che reca anche il soffio dello Spirito.
di Vittorio Cristelli
È sempre utile guardarsi attorno e questa rubrica già nel nome "periscopio" ha questa funzione. Ma per i credenti è pure un dovere, coscienti come dovrebbero essere che lo Spirito parla e soffia non solo attraverso le Scritture ma anche attraverso i segni dei tempi. Nel mese che ci siamo appena lasciato alle spalle il vento ha soffiato dall'Africa. Quel continente, che un certo cliché duro a morire ci dipingeva come regno delle tenebre sta emettendo sprazzi di luce che lo qualificano come maestro da ascoltare. Ho già parlato in questa rubrica dell'Africa settentrionale in rivolta da Tunisi all'Egitto alla Libia. Una rivolta in nome della libertà, della dignità umana e della partecipazione democratica portata avanti soprattutto dai giovani. Qualche osservatore internazionale ha rilevato che neanche da noi del Nord cristiano ricco e democratico c'è più questa sensibilità ai valori e ci limitiamo a paventare i pericoli di invasioni che potrebbero venire da quelle zone tormentate. Una cecità che ha contraddistinto anche i rapporti commerciali e governativi con i dittatori di quei Paesi. Il vento spira dall'Africa. Un po' più a sud e precisamente da Dakar, capitale del Senegal, altri messaggi sono partiti dal Forum Sociale Mondiale che in quella città si è celebrato dal 6 all'11 febbraio. Anche di quello ho già parlato rilevando in particolare le tematiche affrontate dal Forum mondiale di teologia e liberazione. Ma il Forum sociale ha elaborato anche altre tematiche che ci riguardano da vicino. Ne accenno alcune. Dall'isola di Gorèe, tristemente famosa per essere stata luogo di raccolta degli schiavi africani prima di partire per le Americhe, è stata lanciata la "Carta mondiale dei migranti". In essa si propone un'alleanza mondiale degli stessi migranti per chiedere la partecipazione ad una società mondiale pluralista, solidale e responsabile. E si elencano i diritti dei migranti alla libera circolazione, al lavoro, all'istruzione, alla sicurezza, all'alloggio e a far conoscere la propria cultura e religione. La "Caritas Internationalis" presente al Forum ha segnalato una tipologia di migranti che non è contemplata nemmeno nel protocollo per i rifugiati dell'ONU. Sono i "migranti ambientali", quelli cioè che fuggono dai loro Paesi a causa di inondazioni, siccità e calamità naturali. Di necessità di maggior democrazia e di governi capaci di gestire le risorse con il criterio del bene comune hanno parlato a Dakar soprattutto le donne africane, che hanno coniato una dizione nuova: "la sovranità alimentare". C'è una rivendicazione dell'agricoltura familiare, della difesa dei prezzi dei frutti della terra, insidiati dalla concorrrenza dei prodotti del Nord del mondo che possono contare su sovvenzioni governative. E approdano ad una concezione dello Stato, la cui prima sovranità non è nell'esercito bensì nella garanzia della sufficienza alimentare per i propri cittadini. Interessante a questo punto è sapere che per questo loro impegno concreto e concettuale le donne africane sono state candidate al "Premio Nobel per la pace". La Caritas italiana al Forum di Dakar ha inserito il concetto, che dovrebbe diventare convinzione di tutti, che "ogni nostro comportamento a livello personale, sociale, economico e politico ha conseguenze dirette e indirette su tutta l'umanità'. E' frutto della globalizzazione ma anche della visione cristiana della vita. E' quello che p. Ernesto Balducci chiamava "l'uomo planetario". Ribadisco i temi affrontati dal Forum di teologia e liberazione: religioni, violenza e pace; capitalismo e religione; teologia ed ecologia; crisi di civiltà ed esperienza religiosa. Il tutto per un'operazione che può suonare tautologica ma che invece segnala la crisi antropologica: "Umanizzare l'umanità". E' vento d'Africa ma non quello che porta nell'atmosfera le sabbie del deserto, bensì quello che reca anche il soffio dello Spirito.
in “Vita trentina” del 6 marzo 2011