Via Crucis metropolitana
di Francesca Lozito
Alcuni escono dal balcone, ma molti preferiscono sbirciare da dietro le tende. E chi invece cammina non può che chiedersi: «Perché non sono qui con noi?»
"Allora, tutti quelli che sono al centro si mettano alla mia destra, quelli che sono alla mia sinistra inizino a seguirci solo dopo che quelli alla mia destra si saranno incamminati, mi raccomando!". Il giovane sacerdote è molto preciso nel dare le indicazioni della processione. Del resto lui ha la fama di essere uno che le cose le fa bene dentro la parrocchia. Saranno almeno un centinaio quelli radunati sul sagrato per attraversare, flambeau alla mano, da una parte all'altra del viale della Grande città.
Santa Madre deh!voi fate... cantano al megafono e si incamminano, mentre gli uomini della parrocchia ai lati con il corpetto da servizio d'ordine fanno in modo che ci si muova in modo ordinato. Mentre si va avanti quel che colpisce è chi in processione non c'è: escono dal balcone le donne, gli uomini, ma molti preferiscono sbirciare da dietro le tende. E chi invece sta camminando non può che chiedersi: "Perché non sono qui con noi? Chi sono queste persone che magari sono rientrate da poco dal lavoro, che hanno un affanno nel cuore che non riescono ad esprimere?". Piccole monadi di città, alcune di loro magari si saranno incrociate qualche volta per le scale del condominio o avranno imprecato per un'attesa oltremodo lunga alla cassa del supermercato ... "signora mia!".
Per attraversare il grande viale sono arrivati i vigili urbani: le macchine sono ferme e dall'altoparlante si chiede di andare avanti in fretta, perché in fondo sono le 9 di sera, c'è ancora traffico e non lo si può bloccare per molto.
L'ultimo tratto si fa passando per una via della città, nota per essere un concentrato di negozi e ristoranti etnici e le più malfamate case alloggio, quelle in cui gli immigrati vivono stipati in venti, trenta in pochi metri quadri, condizioni igieniche disastrose e un affitto sproporzionato. La via del quartiere in cui quando ci arrivi ad abitare ti sconsigliano di andarci di sera da sola. Mentre i fedeli la percorrono la via malfamata, accade qualcosa di davvero particolare: dai negozi, dai ristoranti, dai portoni delle case escono ad uno ad uno gli uomini che la abitano, e si tolgono il cappello e chinano il capo in segno di rispetto davanti alla croce di legno che passa per la strada per raggiungere infine l'altra parrocchia.
Qualche parola non preparata del parroco, riflessione spontanea frutto della preghiera e poi ognuno può baciare la croce: chi tocca il piede, chi bacia la mano, chi ripete il gesto più volte, chi passa soltanto accanto, chi piange ... poi si ritorna nelle case, ripassando per le strade della Grande città. Questa volta a passo svelto, senza guardare in alto.
di Francesca Lozito
Alcuni escono dal balcone, ma molti preferiscono sbirciare da dietro le tende. E chi invece cammina non può che chiedersi: «Perché non sono qui con noi?»
"Allora, tutti quelli che sono al centro si mettano alla mia destra, quelli che sono alla mia sinistra inizino a seguirci solo dopo che quelli alla mia destra si saranno incamminati, mi raccomando!". Il giovane sacerdote è molto preciso nel dare le indicazioni della processione. Del resto lui ha la fama di essere uno che le cose le fa bene dentro la parrocchia. Saranno almeno un centinaio quelli radunati sul sagrato per attraversare, flambeau alla mano, da una parte all'altra del viale della Grande città.
Santa Madre deh!voi fate... cantano al megafono e si incamminano, mentre gli uomini della parrocchia ai lati con il corpetto da servizio d'ordine fanno in modo che ci si muova in modo ordinato. Mentre si va avanti quel che colpisce è chi in processione non c'è: escono dal balcone le donne, gli uomini, ma molti preferiscono sbirciare da dietro le tende. E chi invece sta camminando non può che chiedersi: "Perché non sono qui con noi? Chi sono queste persone che magari sono rientrate da poco dal lavoro, che hanno un affanno nel cuore che non riescono ad esprimere?". Piccole monadi di città, alcune di loro magari si saranno incrociate qualche volta per le scale del condominio o avranno imprecato per un'attesa oltremodo lunga alla cassa del supermercato ... "signora mia!".
Per attraversare il grande viale sono arrivati i vigili urbani: le macchine sono ferme e dall'altoparlante si chiede di andare avanti in fretta, perché in fondo sono le 9 di sera, c'è ancora traffico e non lo si può bloccare per molto.
L'ultimo tratto si fa passando per una via della città, nota per essere un concentrato di negozi e ristoranti etnici e le più malfamate case alloggio, quelle in cui gli immigrati vivono stipati in venti, trenta in pochi metri quadri, condizioni igieniche disastrose e un affitto sproporzionato. La via del quartiere in cui quando ci arrivi ad abitare ti sconsigliano di andarci di sera da sola. Mentre i fedeli la percorrono la via malfamata, accade qualcosa di davvero particolare: dai negozi, dai ristoranti, dai portoni delle case escono ad uno ad uno gli uomini che la abitano, e si tolgono il cappello e chinano il capo in segno di rispetto davanti alla croce di legno che passa per la strada per raggiungere infine l'altra parrocchia.
Qualche parola non preparata del parroco, riflessione spontanea frutto della preghiera e poi ognuno può baciare la croce: chi tocca il piede, chi bacia la mano, chi ripete il gesto più volte, chi passa soltanto accanto, chi piange ... poi si ritorna nelle case, ripassando per le strade della Grande città. Questa volta a passo svelto, senza guardare in alto.