Ho sempre pensato fosse una indicazione saggia quella della nostra Chiesa diocesana (spesso trascurata dal clero, specie di certa "appartenenza"): non concedere gli spazi parrocchiali per nessuna formazione partitica. Tantomeno per dei miseri euro.
Non posso non apprezzare lo scatto di coscienza che fa muovere alcuni uomini a compiere dei gesti che esprimano le loro convinzioni.
Il parroco dà la sala al leghista Gentilini e i fedeli fanno lo sciopero delle offerte
di Filippo Tosatto
L'arrivo del prosindaco-sceriffo di Treviso, Giancarlo Gentilini, scatena lo «sciopero delle offerte». Succede nella parrocchia di Busa di Vigonza, piccolo centro alle porte di Padova. La «rappresaglia» è legata alla concessione della sala del patronato al discusso esponente leghista - noto per le sue pesanti esternazioni contro immigrati e omosessuali - che stasera presenterà la sua nuova autobiografia. La circostanza non va giù a un gruppo di fedeli, che ha distribuito volantini in paese, a firma «famiglie cristiane» invitando i praticanti a non versare il consueto obolo durante la messa. «Le parole e gli atti di Gentilini sono incompatibili con il messaggio evangelico e offendono la sensibilità di chi crede nell'eguaglianza tra gli uomini», dichiara Agostino Zabeo, portavoce della protesta. Quasi una legge del contrappasso per il parroco, che tempo fa, dal pulpito, aveva esortato la comunità a non fare l'elemosina ai mendicanti sul sagrato: «Sono risorse sottratte ai veri poveri e favoriscono solo il racket dell'accattonaggio», aveva ammonito. Tant'è. Ora la contestazione ha colto tutti di sorpresa: «Mi sembra esagerata, anche se avevo avvertito il don che Gentilini porta guai», commenta il giovane volontario Roberto Polin. «Però è stato l'editore a contattarci, noi abbiamo detto di sì a condizione che non si faccia politica, né simboli né bandiere è l'accordo. In cambio riceveremo cento euro per le pulizie e il riscaldamento. Del resto a fine mese arriverà anche Debora Serracchiani, del Pd. Noi non abbiamo preclusioni». Pareri discordi tra i fedeli: «La sala non è stata concessa alla Lega - ribadisce Paolo Pinton - e i soldi ci servono per autofinanziare la sistemazione del patronato». «È una situazione particolare - fa eco Nicoletta Bianco - ma noi siamo uno spazio aperto e io sono curiosa di sentire cosa dirà Gentilini. Anni fa abbiamo ospitato anche un gruppo di danza del ventre, quando ci venne chiesta, al parroco vennero i capelli dritti». «Io sono contraria ma siamo in democrazia», sospira Manuela Salloum, del circolo culturale cattolico Noi. E lo sceriffo padano? Non si scompone: «Dicano quello che vogliono, io sono stato invitato e ci sarò. Sono un cattolico praticante io, mica un comunista».
Non posso non apprezzare lo scatto di coscienza che fa muovere alcuni uomini a compiere dei gesti che esprimano le loro convinzioni.
don Chisciotte
Il parroco dà la sala al leghista Gentilini e i fedeli fanno lo sciopero delle offerte
di Filippo Tosatto
L'arrivo del prosindaco-sceriffo di Treviso, Giancarlo Gentilini, scatena lo «sciopero delle offerte». Succede nella parrocchia di Busa di Vigonza, piccolo centro alle porte di Padova. La «rappresaglia» è legata alla concessione della sala del patronato al discusso esponente leghista - noto per le sue pesanti esternazioni contro immigrati e omosessuali - che stasera presenterà la sua nuova autobiografia. La circostanza non va giù a un gruppo di fedeli, che ha distribuito volantini in paese, a firma «famiglie cristiane» invitando i praticanti a non versare il consueto obolo durante la messa. «Le parole e gli atti di Gentilini sono incompatibili con il messaggio evangelico e offendono la sensibilità di chi crede nell'eguaglianza tra gli uomini», dichiara Agostino Zabeo, portavoce della protesta. Quasi una legge del contrappasso per il parroco, che tempo fa, dal pulpito, aveva esortato la comunità a non fare l'elemosina ai mendicanti sul sagrato: «Sono risorse sottratte ai veri poveri e favoriscono solo il racket dell'accattonaggio», aveva ammonito. Tant'è. Ora la contestazione ha colto tutti di sorpresa: «Mi sembra esagerata, anche se avevo avvertito il don che Gentilini porta guai», commenta il giovane volontario Roberto Polin. «Però è stato l'editore a contattarci, noi abbiamo detto di sì a condizione che non si faccia politica, né simboli né bandiere è l'accordo. In cambio riceveremo cento euro per le pulizie e il riscaldamento. Del resto a fine mese arriverà anche Debora Serracchiani, del Pd. Noi non abbiamo preclusioni». Pareri discordi tra i fedeli: «La sala non è stata concessa alla Lega - ribadisce Paolo Pinton - e i soldi ci servono per autofinanziare la sistemazione del patronato». «È una situazione particolare - fa eco Nicoletta Bianco - ma noi siamo uno spazio aperto e io sono curiosa di sentire cosa dirà Gentilini. Anni fa abbiamo ospitato anche un gruppo di danza del ventre, quando ci venne chiesta, al parroco vennero i capelli dritti». «Io sono contraria ma siamo in democrazia», sospira Manuela Salloum, del circolo culturale cattolico Noi. E lo sceriffo padano? Non si scompone: «Dicano quello che vogliono, io sono stato invitato e ci sarò. Sono un cattolico praticante io, mica un comunista».
in “la Repubblica” del 25 marzo 2011