La nuova religione sarà come il “lego”

di Jacques Attali


Pubblichiamo un brano tratto dal libro di Jacques Attali Il senso delle cose (...)

La diffusione di democrazia e mercato genera precarietà, cui la democrazia, da sola, non basta a fornire senso. Essa infatti organizza la libertà individuale ma non costituisce, in sé, un progetto politico che possa rendere meno esposti alla precarietà. Ed ecco che rinasce il bisogno di trovare un senso alla durata, sia grazie alla nazione, sia grazie alla religione. Il giogo integralista non resisterà, ne sono convinto, al desiderio di democrazia e di consumo dei giovani di tutto il mondo. Al contrario, per reazione alla società dei consumi, la domanda di religioso diventerà più forte. Il XXI secolo sarà, all'inizio, il secolo del confronto e della concorrenza tra le religioni e all'interno del Cristianesimo e dell'Islam. (...) Credo che noi non ci stiamo dirigendo verso un mondo religioso o laico, ma verso un individualismo che condurrà progressivamente a ciò che chiamerei la «religione Lego», o la «religione dell'ego», in cui ognuno prenderà qualcosa dal Cristianesimo, dall'Islam, dal Buddhismo, e questo gli permetterà di costruirsi un suo credo.

Oggi l'utopia dell'immortalità è una delle più grandi della nostra società. Noi trasmettiamo ai nostri figli un senso di eternità. Cristallizziamo il tempo in oggetti, e questo ci infonde un sentimento di immortalità: non possiamo morire, crediamo, prima di avere utilizzato questi oggetti. E crediamo che la scienza ci darà l'immortalità tramite l'allungamento della durata della vita e la clonazione. Ma queste ricerche non impediranno agli uomini di avere bisogno di un patto con la morte, cioè di immaginare un aldilà. Lo si vede in particolare nella società americana, in cui la democrazia non riesce a realizzare un sogno laico. Il religioso potrebbe anche mettere sul potere politico una cappa di piombo tale da ostacolarne il funzionamento democratico. Negli Stati Uniti i predicatori giocano un ruolo sempre più rilevante nella vita politica. (...) Se le nostre società non sapranno dare un senso pieno alla morte, e se gli individui non sapranno costruire un rapporto individuale con la vita, allora certe religioni imporranno un rapporto collettivo con la morte. (...) Attualmente assistiamo dunque a una battaglia tra l'uniformazione delle religioni, il loro tentativo di presa globale e la loro diversificazione, la loro frammentazione e balcanizzazione. Una frammentazione che oggi è parziale ma domani sarà ancora più drastica, e in cui ciascuno porterà la propria definizione di religioso. La distinzione tra sette e religioni sarà sempre più incerta. Così potremmo tendere verso una religione individualista in cui ognuno userebbe il proprio rapporto con il mondo, la natura e quello che egli chiama