«Coloro che prendono le distanze dal mondo, coloro che prendono quota a partire dal mondo, abbassando il mondo, non s'innalzano. Rimangono alla stessa altezza. E la quota che s'illudono di aver raggiunto è in realtà uno sprofondare dall'alto in basso, l'abbassamento del mondo. È una quota al di sotto del punto comune di partenza. È questo che essi misurano. Infatti misurano l'altezza da cui hanno abbassato il mondo e non l'altezza a cui si sono innalzati. Coloro che si elevano veramente, coloro che prendono realmente quota, sono quelli che lasciano il mondo all'altezza in cui si trova, e di là salgono, di là prendono quota. L'uomo che lascia il mondo dove è e da questo livello si innalza, quest'uomo è sicuro di salire. Non basta abbassare il temporale per elevarsi nella categoria dell'eterno. Non è sufficiente abbassare la natura per elevarsi nella categoria della grazia. Non basta abbassare il mondo per salire nella categoria di Dio.

I membri del partito devoto perché non hanno la forza (e la grazia) di appartenere alla natura, credono di appartenere alla grazia. Perché non possiedono il coraggio temporale, credono di essere entrati nella penetrazione dell'eterno. Perché non hanno il coraggio di essere del mondo, credono di essere di Dio. Perché non hanno il coraggio di appartenere a uno dei partiti dell'uomo, si illudono di appartenere al partito di Dio. Perché non appartengono all'uomo, credono di appartenere a Dio. Perché non amano nessuno, credono di amare Dio».

Charles Péguy, Note conjointe sur M. Descartes et la philosophie cartésienne, passim