Quale verità?

di Christian Albini

Una delle parole che ricorrono con maggiore frequenza nei discorsi legati alla sfera religiosa è «verità». Spesso la si usa come una sorta di arma per porre fine a una controversia: la posizione diversa dalla propria viene considerata illegittima «in nome della verità». Si squalificano così l'interlocutore e le sue ragioni, di solito con il ricorso a qualche documento magisteriale o alla parola di qualche alto prelato. Nei media, come in parecchi contesti ecclesiali, si incontrano cattolici che si esprimono per citazioni, ripetendo solo quanto già affermato e certificato da qualche testo «ufficiale».

Trovo che in questo modo di fare ci sia un grosso problema, soprattutto quando si accompagna a un atteggiamento polemico, aggressivo, di svalutazione degli altri. In nome della verità, naturalmente. Per la Chiesa cattolica è necessario produrre dei documenti che presentino autorevolmente il suo messaggio. Ciò non toglie che l'eccesso di tali documenti è una selva, dove non si distingue quel che è necessario e irrinunciabile dal provvisorio. (...) Il rischio è presentare il cristianesimo come qualcosa di pesante, statico, complicato e poco accessibile. Inoltre, si perdono di vista le zone grigie, inevitabili quando si passa dai principi generali alla loro applicazione nelle situazioni particolari (...). È invece necessario mantenere aperti la riflessione e il confronto, perché non abbiamo in tasca le risposte pronte a tutto.

C'è poi un altro aspetto, più profondo. La verità non è la «somma dei documenti», un insieme di affermazioni scritte. Per il cristiano, Gesù in persona è via, verità e vita. Verità è vivere in Cristo, diventare Cristo aprendosi allo Spirito. I documenti sono uno strumento di grande importanza che la Chiesa si dà, ma non un assoluto o un fine. La verità prende corpo nell'uomo, in tutto l'uomo. (...)

Come riconoscere questa verità? Ai tempi dei padri del deserto, Abba Macario disse: «Se quando rimproveri qualcuno ti lasci muovere dall'ira, soddisfi una tua passione». E un anziano chiese a un fratello: «Quanti giorni hai trascorso senza dir male di tuo fratello, senza giudicare il prossimo e senza far uscire dalle tue labbra una parola inutile?». Col pretesto di difendere Dio e la Chiesa, gli appelli alla verità all'insegna del conflitto e della condanna sono in realtà un modo per imporre se stessi e gratificare il proprio ego. È bello sentirsi paladini della verità contro qualcuno