«Il genere umano passa da una concezione piuttosto statica dell'ordine a una concezione più dinamica ed evolutiva» (Gaudium et Spes 5) (Genus humanum a notione magis statica ordinis rerum ad notionem magis dynamicam atque evolutivam transit). Nella prospettiva statica si pensava che tutta la realtà fosse già fissata nella sua natura, stabilita nella sua perfezione fin dall'inizio, per cui la storia consisteva in un eterno ritorno degli stessi eventi. Si ricordi la nota formula del Qoelet: “Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà: non c'è niente di nuovo sotto il sole. C'è forse qualcosa di cui si possa dire: guarda questa è una novità? Proprio questa è già stata nei secoli che ci hanno preceduto” (Qo 1,9-10). Le novità, quando apparivano, dovevano essere considerate corruzioni o degradazioni dell'esistente. Quanto ai viventi fino a metà del secolo XIX si pensava che ogni specie fosse sorta in modo indipendente dalle altre con atto speciale di creazione. Oggi invece si pensa che “tutti gli organismi viventi noti, siano essi batteri, piante, funghi o animali, compresi gli esseri umani, discendono da un'unica forma di vita. Noi tutti siamo costruiti con gli stessi componenti elementari, che assembliamo per mezzo degli stessi processi di biosintesi” (De Duve). (...) Oggi vediamo le cose in modo molto diverso: la perfezione sta alla fine perché le creature non sono in grado di accogliere il dono di Dio in modo compiuto in un solo istante. La storia perciò implica novità continue. Ma perché le novità corrispondano a un reale sviluppo è necessario che esprimano la Parola creatrice di Dio e facciano fiorire l'azione del suo Spirito.
Carlo Molari
Novità dello Spirito
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