Liturgia: indietro tutta
di Andrea Grillo, docente di teologia sacramentaria e di liturgia
La recente Istruzione Universae Ecclesiae accentua ulteriormente i motivi di perplessità che il motu proprio Summorum Pontificum del 2007 aveva aperto in larga parte del corpo ecclesiale. Soprattutto perché inaugura una fase nuova, nella quale non si intende tanto rispondere a una domanda esistente, quanto addirittura suscitarne una per ora assente! Questo a me pare sia oggi l'elemento pastoralmente piú preoccupante. Se i vescovi non possono piú controllare la forma rituale delle celebrazioni nella propria diocesi e se, nel frattempo, un gruppo stabile può essere costituito da cristiani appartenenti anche a diocesi diverse, allora è evidente come il nuovo documento approfondisca il disagio e il disorientamento del popolo di Dio, a cominciare dai vescovi.
riformare la riforma
Da un certo punto di vista Universae Ecclesiae non sembra tener conto dei tre anni di sperimentazione che il motu proprio richiedeva. E qui occorre essere molto chiari: delle due l'una. O i vescovi che hanno mandato alla fine del 2010 le loro relazioni sui tre anni di esperimento del motu proprio si sono limitati a fare complimenti senza esprimere il disagio vissuto dalle loro diocesi; oppure gli organi preposti alla ricezione delle reazioni hanno registrato e valorizzato soltanto quelle (poche) favorevoli. In ogni caso si tratta di una grave sconfitta per la comunicazione e per la parresia all'interno della Chiesa, con l'affermarsi di uno stile clericale che separa realtà e rappresentazione, creando a dismisura finzioni giuridiche e fatti illusori. Oggi circola spesso l'espressione Riformare la riforma. Ed è legittimo chiedersi come si conciliano il motu proprio e l'istruzione Universae ecclesiae con il Vaticano II e la riforma liturgica che esso ha introdotto. A questi interrogativi debbo rispondere su due livelli. Sul primo debbo registrare che
Dedichiamoci alle questioni serie della liturgia!
- Dettagli