La «Civiltà cattolica» di Spadaro

di Guido Mocellin

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Un botta e risposta cui ben si attaglia una delle affermazioni fatte da padre Spadaro nell'intervista che ha rilasciato ad Alessandro Zaccuri su Avvenire del 22 settembre: «Per quanto pessimistica possa essere la lettura della realtà che ci circonda, bisogna evitare di dare risposte che prescindano dalle domande». Padre Antonio Spadaro è il gesuita che dal primo quaderno di ottobre firmerà come direttore responsabile La Civiltà cattolica. Ha 45 anni e sostituisce padre Gianpaolo Salvini, che ne ha 75 e che ha guidato con straordinaria finezza e mirabile equilibrio la più famosa rivista della Compagnia di Gesù dal 1985. Testate di opposta - ma parimenti intensa - passione ecclesiale, in genere bene informate (intendo www.chiesa e Adista), si sono esercitate sulle motivazioni «politico-ecclesiali» dell'avvicendamento; ma per chi, come noi, ha a cuore lo sviluppo positivo del rapporto tra Chiesa cattolica e opinione pubblica ed è interessato a capire se e quanto il web da un lato, le riviste «tradizionali» dall'altro, saranno di aiuto su questa strada, io credo sia più interessante guardare avanti: ascoltare padre Spadaro (per chi ancora non lo conoscesse: ma sui sentieri che incrociano il web, la cultura e la fede è difficile non averlo incontrato) e cercare di intuire come sarà la «sua» Civiltà cattolica. In particolare laddove lo si ode consapevole della tradizione cui appartiene: «L'innovazione - spiega - appartiene fin dalle origini alla storia e alla tradizione della Civiltà cattolica, che nacque nel 1850, quando l'Italia non era ancora unita, ma scelse di esprimersi in italiano anziché in latino, come nell'uso dell'epoca per le pubblicazioni di questo tipo. Lo stesso strumento della rivista, poi, era un fatto inconsueto per gli ambienti cattolici: le riviste erano appannaggio dei liberali, degli anarchici...». E pronto a reinterpretarla: quando spiega che «l'intelligenza della fede al tempo della rete» significa «mettersi in dialogo con l'umanità di oggi (un'umanità che è ancora capace di impegno, di coraggio)», ovvero «sforzarsi di decifrare la tensione spirituale che sta all'origine di tanti interrogativi, magari disordinati, di cui il web si fa collettore». E conclude, a proposito del futuro «concetto di rivista», che «senza rinunciare alla carta stampata, occorre inserirsi in una pratica di condivisione, secondo lo stile di prossimità e amicizia caratteristico dei social network. Sì, sono convinto che questo processo toccherà anche La Civiltà cattolica, ma con tempi lunghi e nelle modalità che verranno stabilite dall'intero collegio degli scrittori».