Per un'evangelizzazione davvero nuova
di Fabio Colagrande
Benedetto XVI è convinto che la Chiesa debba trovare urgentemente nuovi modi per annunciare il Vangelo. «La Chiesa è anche oggi missionaria. Ma dobbiamo capire i tempi nuovi per fare un nuovo discorso, anche se il Vangelo è sempre lo stesso. Benedetto XVI ci ha detto questo». Così si è espresso il cardinale Scherer, arcivescovo di San Paolo del Brasile, dopo il discorso del Papa alla prima assemblea plenaria del nuovo dicastero vaticano voluto da Ratzinger per promuovere quella che il suo predecessore, Giovanni Paolo II, battezzò 'nuova evangelizzazione'. La famigerata secolarizzazione ha lasciato pesanti tracce anche nei Paesi di vita cristiana e oggi servono nuove modalità di annuncio. È un tema fortemente legato al Concilio Vaticano II, della cui apertura nel 2012 si celebrerà il cinquantesimo anniversario; e la nuova evangelizzazione è stata scelta, sempre da Benedetto XVI, come argomento del prossimo sinodo dei vescovi, fissato per ottobre (...). «Il vangelo non cambia, siamo noi che ogni giorno lo comprendiamo meglio». Questa frase, attribuita a Giovanni XXIII, ricalca ciò che papa Roncalli disse inaugurando l'assise conciliare nel 1962. I contenuti sono sempre quelli, ma vanno approfonditi, per trovare nuovi modi per esprimerli. Tutto sta a interrogarsi cosa può significare per la Chiesa oggi trovare nuovi modi. È solo una questione di strumenti di comunicazione? Certo non basta trascrivere le catechesi e le omelie di cinquanta anni fa sul web. Allora forse vanno trovate anche parole, linguaggi nuovi. Andava in questa direzione l'assemblea plenaria di un altro dicastero vaticano, quello della cultura, tenutasi nel novembre 2010 e dedicata a 'Cultura della comunicazione e nuovi linguaggi'. Riflettendo su quell'incontro, il cardinale Ravasi disse che per la Chiesa, mettere in discussione il proprio linguaggio significa, seguendo McLuhan, trasformare il proprio messaggio. Una riflessione che rafforza l'idea che non sia sufficiente dare una rinfrescata superficiale ai soliti discorsi ma si debba agire al livello della struttura fondamentale dell'annuncio cristiano. D'altronde il modo è la via, la maniera. E cambiare modi, maniere, percorrere altra strade, significa, pur mantenendo immutati gli obiettivi ultimi, rinnovare radicalmente se stessi. (...) La convinzione di partenza è che la 'nuova evangelizzazione', prima che una questione del 'modus', sia una questione prettamente ontologica. Detta in breve, per comunicare il Vangelo in modo nuovo, servono, prima di tutto, 'nuovi evangelizzatori' che lo annuncino con i fatti e non solo a parole. (...) E' ciò che sottolinea da qualche mese il 'cyberteologo' gesuita padre Spadaro. I cristiani in rete non sono chiamati a fare propaganda, a colonizzarla con i contenuti, ma a vivere diversamente, a testimoniare uno stile diverso, fatto di onestà, apertura, responsabilità e rispetto. Forse solo recuperando questo stile dialogico, relazionale, e dimostrando nei fatti il nostro rispetto per la vita, la famiglia, il bene comune, noi cristiani possiamo aprire davvero l'era della «nuova evangelizzazione». C'è il rischio che presi dall'ardore di convertire con le prediche una società che escluso Dio dal proprio orizzonte ci dimentichiamo di vivere la nostra fede.
Ci vogliono "evangelizzatori", non "predicatori" o "ripetitori"
- Dettagli