Riportiamo il post già scritto sull'argomento il 25 luglio.


dal Vangelo della liturgia di oggi, festa di san Giacomo apostolo (Mt 20,20-28)

Si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».



dalla Lettera del Vicario Generale ai fedeli dell'arcidiocesi ambrosiana (10 luglio 2011)

L'attesa [del nuovo arcivescovo] troverà compimento anzitutto venerdì 9 settembre quando il Cardinale Angelo Scola, per mezzo di un procuratore, prenderà possesso canonico dell'Arcidiocesi, con una celebrazione che si terrà in Duomo alle ore 12. (...) L'Arcivescovo Cardinale Angelo Scola ha espresso la sua decisione di confermare nello stesso giorno per un anno (fino al 28 giugno 2012) il Consiglio presbiterale e il Consiglio pastorale diocesano, il Vicario generale e i Vicari episcopali. Durante la Santa Messa Crismale del prossimo giovedì santo (5 aprile 2012) si riserva di far conoscere le sue decisioni circa i Vicari (...).



Quella che anni fa poteva essere un'impressione, ormai è diventata una convinzione: c'è un abisso tra le prospettive espresse dai due brani.

Solo che il primo (il Vangelo) è quello del Maestro; il secondo è quello dei seguaci. A quale dei due dobbiamo dare retta?



Di fronte a tanta evidenza non voglio offendere l'intelligenza di nessuno cercando di motivare la mia presa di posizione. Mi soffermo solo su alcuni punti.



1. Possibile che la Chiesa, nella sua qualità di Madre e Maestra, non abbia ancora trovato un vocabolario diverso rispetto all'espressione "prendere possesso canonico"? Va bene che possiamo passare sopra le parole (e qualcuno lo fa frequentemente), ma io non voglio passarci sopra. Nessuno può pensare di "prendere possesso" della Sposa di Cristo, la "Signora eletta da Dio" (2Gv1). Tantomeno un figlio della Chiesa ambrosiana prende possesso della sua Madre.

E allora cambiamola questa orrenda espressione! A meno che manchi la volontà "politica" perché qualcuno crede davvero che un vescovo possa "prendere possesso" o qualcun'altro sia interessato a che le cose restino così.



2. L'incommensurabile dignità della Chiesa Corpo di Cristo può essere forse sottoposta alle decisioni di un uomo solo, fosse pure il più "alto" in dignità e santità?! "Tra voi non sarà così", aveva ammonito Gesù. Altre parole del Maestro e Signore le abbiamo fissate coi chiodi nelle membra ferite (per esempio: "Non osi separare l'uomo ciò che Dio ha unito") e altre - come queste - le dribbliamo in scioltezza.



3. Non mi sono mai nascosto i pesanti limiti e le incapacità manifeste dei cristiani che hanno ricevuto il sacramento dell'ordine per la custodia della comunione ecclesiale. Ma non posso sopportare che coloro che per anni hanno avuto responsabilità legittime su di me e sulla diocesi siano improvvisamente considerati in balìa delle decisioni dell'ultimo arrivato. Qui c'è da secoli una legittima Chiesa (Parola, Liturgia, Carità, successione apostolica) che - secondo le espressioni usate nella Lettera del Vicario Generale - dovrebbe restare sospesa alle decisioni di un battezzato incaricato di servirla: non c'è nemmeno bisogno di scomodare i documenti conciliari per far brillare l'incoerenza di un simile dettato.



4. "Chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo": lo schiavo, il servo secondo il Vangelo, entra in punta di piedi in casa della sua Signora, della sua Sposa, della sua Madre. Lo contraddistinguono l'affetto, la devozione, la gratitudine, il rispetto... l'umiltà quella vera: qui c'è il Corpo di Cristo, qui tocco le Sue membra, qui cammino col Suo gregge, e sono onorato di poter fare un tratto di vita con loro, in loro, grazie a loro... anche "di fronte e davanti" a loro, in obbedienza al sacramento ricevuto per il ministero (che significa "servizio").



Oggi, nel 2011, nessuna donna vorrebbe uno sposo che pensasse di decidere su di lei e a prescindere da lei; nessuna madre vorrebbe un figlio che si permettesse certe mancanze di rispetto; nessuna "signora" si terrebbe in casa un servo così poco servizievole.

E sulla "carta" (dei documenti ufficili) nessuno darebbe ragione a un tale dispregio dell'esistente, perché tutto (il passato, il presente... e allora anche il futuro) esiste in virtù della Grazia. Ed essa va ascoltata, accolta, obbedita anzitutto.



Stigmatizzo uno stile (non credo sia solo "questione di linguaggio") che non si riferisce precisamente ed esclusivamente alle persone citate nella Lettera: è un sistema di matrice feudale che non ci siamo ancora scrollati di dosso.

Permea e ammorba tanti livelli della struttura ecclesiale, la quale - lo sappiamo bene - non può fare a meno della sua concretezza di societas regolata, ma - in virtù dello Spirito Santo che la vivifica - potrebbe far giù la polvere più di frequente.

don Chisciotte