Il corvo paga per tutti?
di Aldo Maria Valli
Rinvio a giudizio per Paolo Gabriele, l'ex aiutante di camera di Benedetto XVI. L'esito dell'istruttoria, che sarà comunicato da padre Federico Lombardi lunedì mattina, sembra questo. Con l'accusa di furto aggravato di documenti riservati, dopo una lunga detenzione e ora agli arresti domiciliari, il maggiordomo dovrà dunque affrontare il processo, in autunno, e lo farà da solo, visto che ha detto di aver agito senza complici. Si parla della possibilità che il papa conceda la grazia, il che non dovrebbe comunque evitare il processo.
Dall'istruttoria sarebbe emerso che Gabriele, detto Paoletto, ha trafugato i documenti, consegnandoli al giornalista Gian Luigi Nuzzi e tenendone un bel po' in casa (sia nell'appartamento vicino a Porta Sant'Anna, sia in quello di Castel Gandolfo), per «il bene del papa». Pensava che la sua azione avrebbe contribuito a fare pulizia nei sacri palazzi, mettendo allo scoperto affarismo e trame di potere e aiutando il papa a disfarsi dei collaboratori infedeli. Una ben strana operazione trasparenza, condotta, quanto meno, in modo un po' avventato.
Come dimostra il risultato, al momento opposto a quello desiderato da Gabriele: il papa ha infatti confermato nella sua carica il segretario di stato Bertone, obiettivo numero uno della manovra del Corvo, e lo ha ricoperto di elogi con una lettera affettuosa. Restano sul campo tante domande.
Possibile che Gabriele, novello Don Chisciotte, abbia fatto tutto da solo? Possibile che l'iniziativa sia stata tutta sua? Tutta sua la strategia? Tutta sua la decisione di rivolgersi a Nuzzi e non ad altri giornalisti? A quanto pare il Vaticano intende pubblicare la sentenza del giudice istruttore Bonnet e la requisitoria del promotore di giustizia Picardi. Sarà così possibile, si spera, entrare nei dettagli della vicenda. Ma se anche questi documenti dovessero confermare che il corvo ha volato da solo sarà difficile non restare scettici. E peggio ancora sarebbe se i documenti dovessero essere pubblicati, come si vocifera, con omissis.
Veramente l'accusa sarà soltanto di furto aggravato e non anche di divulgazione dei documenti? La domanda è decisiva, perché nel primo caso ci sarebbe una contraddizione evidente con la tesi secondo cui l'accusato ha agito da solo. Se lui ha solo rubato, qualcun altro ha trafugato. Il legale di Gabriele, avvocato Fusco, ha ripetuto che nella vicenda non ci sono né mandanti né complici, ma la tesi del cavaliere solitario, oltre a non convincere, assomiglia troppo a una foglia di fico.
Specialmente considerando il fatto che in Vaticano anche i muri hanno orecchie e mantenere un segreto, per di più di questa entità, è veramente un'impresa da superprofessionista dell'intelligence, cosa che Paoletto non è. L'appuntamento con i giornalisti è stato rimandato più volte, segno che la stesura dei documenti non è stata agevole.
Alla fine il papa ha voluto incontrare a Castel Gandolfo i tre cardinali che hanno formato la commissione d'indagine (Herranz, De Giorgi e Tomko), i magistrati vaticani, il comandante della gendarmeria Giani e il neoconsulente per la comunicazione, il giornalista americano Greg Burke. Non c'era Bertone, perché in vacanza (ma non poteva prendere un aereo e farci un salto, visto il suo ruolo decisivo?). Ultima annotazione. Paoletto durante gli interrogatori ha detto che era lui il corvo camuffato e irriconoscibile apparso nella trasmissione televisiva Gli intoccabili in febbraio. Ma quella volta disse che di corvi in Vaticano ce n'erano diversi, almeno una ventina. Depistaggio o voce dal sen fuggita?
in “Europa” dell'11 agosto 2012
Per non insabbiare
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