(...) La sofferenza è stata l'occasione per un'ulteriore lezione del cardinale Carlo Maria Martini. Lui, ultimo professore al Pontificio Istituto Biblico a tenere i corsi in latino, ora aveva la possibilità soltanto di bisbigliare. La parola gli costa fatica e quando cerca di esprimersi chiede un aiuto a don Damiano Modena che lo assiste e sa ricostruire le sue brevi frasi.


Egli resta per tutti coloro che lo hanno conosciuto, anche non credenti, un vero principe della Chiesa. Può non portare la berretta cardinalizia, non indossare la porpora, ma gli si riconosce un'autorità rara in un momento in cui questo termine ha sempre meno persone e istituzioni in grado di interpretarlo o di trasmetterlo. Martini lo ha in sé, naturalmente. Non è il semplice (o complesso) frutto del dialogo che ha saputo avviare con la società civile, né la conseguenza di uno stile, nemmeno va cercato nel prestigio dei suoi studi. Si potrebbe dire che è nato così, anche se è sempre stato timido e riservato, soprattutto discreto; tuttavia sapeva essere deciso quando si trovava dinanzi alle difficoltà.

Armando Torno, il Corriere, 31.08.2012