«Sono le donne del Vangelo a insegnarci come si sta accanto a quelli che soffrono»
intervista a Luisa Muraro, a cura di Lorenzo Fazzini
Luisa Muraro, docente emerita di filosofia all'università di Verona, esponente di spicco del pensiero della differenza sessuale, rintraccia una fecondità di pensiero e di azione, anche laica, nei fatti del Venerdì santo: «Di fronte al dolore innocente, il messaggio cristiano è straordinario: ci dice che c'è sempre qualcosa da fare anche nell'impotenza: la vicinanza alla vittima».
Qual è il tratto del Venerdì santo che lei considera più eloquente?
«La paura di essere sconfitti, di finire ai margini, di fallire. Penso ai Dialoghi delle carmelitane di Bernanos. In apertura si legge: “la Paura è figlia di Dio, riscattata la notte del Venerdì santo”. D'altra parte, furono proprio alcune donne a vincere questa paura per seguire Gesù fino alla fine, Pietro e gli altri erano scappati. Li capisco, io come la priora di Bernanos ho paura, ma quando penso a quelle donne, la mente si calma nell'ammirazione. Ci insegnano la grandezza di saper stare accanto a coloro che sono colpiti dalla sofferenza, anche quando siamo impotenti. Il comportamento di quelle discepole di Gesù crea uno straordinario contrasto con la logica di questo mondo, dove tutti si affollano intorno al potente, al ricco, all'uomo di successo. È la lezione cristiana più difficile e grande, sapere in pratica che il Signore non è nel ricco o nel potente, ma nei piccoli e nei poveri. Ma la vicenda della Passione ci pone la domanda: cosa possiamo fare quando non c'è più niente da fare? E la risposta del Vangelo è: “esserci”».
La colpisce dunque questa presenza femminile sotto la croce
Più fede e più amore degli uomini
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